Western australia: da Perth direzione Nord!

Finito di lavorare al café, mi intasco le ultime mance e torno a casa tutta contenta. Una volta arrivata, dovrei mettere a posto le borse prima della partenza ma non vedendo ancora Pisel me la prendo comoda e mi accingo a finire l’ultimo cocomero rimasto. Dopo mezz’ora Davide rientra con le mani tutte nere e piene di attrezzi da moto dicendomi: “allora pronta?”.. Caz.. Iniziamo velocemente a far su le canne. Lasciamo la nostra casetta nel primo pomeriggio con un tempo un pò pazzerello. Ci allontaniamo dalla città con un sorriso a 32 denti e ci fermiamo a dormire in tenda ben presto in un posto isolato, solo dopo aver finito di mangiare uno sformato di verdure preparato il giorno prima.

Al risveglio ci fondiamo sulla prima spiaggia selvaggia australiana, dopo un pò di off road capisco che Pisel vuole andare direttamente con Zuki a fare il bagno. E così é. Ci piantiamo e spiantiamo poi visitiamo l’inusuale e bizzarro Pinnacle Desert, i cui macigni calcarei raggiungono anche 4 metri di altezza. Si svela ben presto che 

queste formazioni rocciose non sono cadute giù dal cielo e nemmeno portate lì da aborigeni primitivi ma furono formate da alcuni organismi che vivevano sul fondale marino fino a poche centinaia di anni fa quando il mare ricopriva tutta la distesa ora sabbiosa. Ovviamente vennero poi anche rimodellate nel tempo dal vento intriso di granelli di sabbia una volta che fu tutto prosciugato. Verso sera, lasciato questo suggestivo sito archeologico, montiamo la tenda vicino ad un faro sul mare e dopo una cena a base di pannocchie e patate ci facciamo cullare dal suono delle onde dell’oceano prima di addormentarci.

 

 

Ci dirigiamo il mattino seguente verso il suggestivo Pink Lake, dal colore rosato dovuto alle alghe presenti sul fondale. Ci spiegano che quando infatti l’acqua del lago raggiunge un grado di salinità maggiore di quella del mare, l’alta temperatura permette alle alghe di accumulare il suo pigmento rosso.

Ammiriamo anche alcune maestose coste frastagliate del Western Australia facendo qualche foto dall’alto, quando un anziano signore australiano col suo cagnolino ci urla venendoci incontro e puntando l’oceano.

<<Whaleeee, have you seen it?>>

Si avvicina e ci indica con impazienza ed entusiasmo una famiglia di delfini di passaggio e la grossa balena di cui parlava. Siamo in visibilio. Tutti e 3 lì in silenzio contempliamo sbalorditi (a bocca aperta sul serio) quest’enorme creatura divertirsi a fare i suoi spruzzi poco più al largo dei delfini che altrettanto esaltati saltellano a fior d’acqua attraversando la distesa blu.

Non sono gli unici animaletti che incontriamo ovviamente. Lungo la strada non mancano infatti canguri che all’ultimo sbucano sul sentiero e nel pomeriggio incontriamo Timmi Timidone, un’echidna spinosissimo che assomiglia ad un riccio ma in realtà è un piccolo formichiere e fa bolle dal becco. Ci ricordiamo che lo abbiamo visto nell’Era glaciale! Un susseguirsi di differenti panorami sulla nostra rotta verso la località di Kalbarri, tra cui anche colline verdissime che sembra di essere nel desktop di Windows.

Giunti in città, ne visitiamo il parco nazionale a cui deve il suo nome e iniziamo ad apprezzare i primi canyon e le sue strette gole scavate dal fiume facendo trekking tra queste rocce dalle sagome bizzarre. Giunti sul fondo del canyon rimaniamo affascinati da questo paesaggio rosso e così primordiale dove 400 milioni di anni fa regnava lo scorpione di mare, il gigantesco re di questo canyon che ha lasciato le sue impronte per sempre su alcune rocce. Ci fermiamo in tenda in uno spiazzo a lato strada ghiaioso e ci svegliamo il giorno dopo al canto asincrono di due uccellini alle prime prove della band. Più saliamo più anche il termometro sale, ed oggi anche andando a velocità sostenuta il vento rimane caldo! Visitiamo quindi tutta la favolosa Shark Bay, zona costiera con spiagge naturali da paura. Un patrimonio immane spettacolare che sembra aver perso nel tempo molta terra a causa dell’innalzamento del mare.

La sera stanchi morti e rossi come pomodori dormiamo in un piano desertico riparato solo da alberi secchi dove si provano ancora a nascondere lucertoloni.. Ma noi ti abbiamo beccato! Concludiamo la serata cucinando sul fuoco e salutando i caproni che da lontano ci scrutano e sbuffono. Non capiamo se ci vogliono sfrattare a forza di sputi. Forse gli abbiamo preso il posto migliore.

La mattina seguente il cielo nuvoloso ci permette di riprenderci dal caldo dei giorni precedenti. Non é la solita nube grigia, ma un misto di colori dove il blu si unisce appena al viola in modo quasi piacevole per formare nuvole smisurate che occupano tutto il cielo. Verrà un diluvio? Poco importa ormai ho le labbra più secche dei fossi della bassa in estate, ma non ci perdiamo in chiacchiere perché molti sono i km che ci dividono da Coral Bay. Ah, ho ommesso di quanto siano interminabili qui le distanze?! Le strade sono fantastiche, a volte con panorami quasi irreali, ma lunghissime, troppo lunghe direi, tanto che dobbiamo fare soste per far riprendere forma ai sederi. Ed è proprio così che alla sera ci addormentiamo stanchi come dei cachi.. stavolta sotto ad un cielo di tuoni e lampi che si avvicinano sempre di più a noi. Arriviamo finalmente a Karijini! Lungo una strada sterrata soccorriamo un gruppo di ragazzi tedeschi a cui alla jeep è malamente esplosa una gomma. Le strade off road qui in effetti non sono per niente facili.. ma lo scopriremo meglio più tardi. Tolte le giacche si inizia a sudare sotto il sole cuocente che scalda questa terra rossa. Dopo mezzora ci salutiamo augurandoci di rivederci il giorno seguente al parco nazionale a cui entrambi siamo diretti. Nel rimetterci le giacche sopraggiunge una delle mie fobie. <<Davideeeeeeeee!!>>. Sono immobile sperando che non sia una specie velenosa. Vanno bene tutti gli animali, ma questo addosso proprio no! Dalla manica della mia giacca sfiorando la mia pelle esce un ragno grigio enorme e peloso con apertura tipo come il mio pugno, che per fortuna si mette fermo. Davide lo caccia via e il ragnetto torna sulla strada verso il nulla. Arrivati alla prima piccola città incontriamo due italiani olandesizzati che ci consigliano di fare scorta di cibo e benzina prima di dirigerci al parco, poi dopo il rifornimento imbocchiamo una delle strade più brutte mai fatte. Un tratto di 30km sterrato veramente malmesso dai ripetuti passaggi dei pesanti 4×4 australiani. Un tratto ghiaioso e sabbioso allo stesso tempo e dal fondo ondulato. Sembra che le borse si stacchino da un momento all’altro ma finalmente arriviamo, rossi di sabbia ma in tempo per goderci forse la cosa più bella di quest’anno..

(Continua nel prossimo articolo) 

 

 

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