Tokyo: gli ultimi giorni in questa fantastica città

Dopo il weekend passato sulle spiagge giapponesi, portiamo la moto all’indirizzo del deposito per la spedizione. Siccome non possiamo imbarcarla con benzina cerchiamo di arrivarci con il serbatoio agli sgoccioli, e giungiamo davanti al cancello del magazzino che la moto borbotta. Si spegne.. Non si riaccende. La portiamo dentro a spinta. Che puntualità Zuki! Prendiamo le cose indispensabili per affrontare il prossimo mese a piedi. E con indosso borse e sacchettini ci incamminiamo verso Uminokoen park, un parco con una spiaggia artificiale, ma il posto ideale per dormire con la tenda senza doversi spostare a piedi per trovare cibo. Problema: siamo a 20 km da lì! Treno? No, ci incamminiamo a piedi con zaino, tenda, computer, macchina fotografica e tutti gli altri effetti di valore nelle borsette che abbiamo trovato qua e lá nelle valigie. La strada diventa presto lunga con tutto quel peso in spalla e sotto i nostri piedi intrappolati in scomode scarpette e sandali di plastica iniziano a crescere vesciche enormi. Mi fermo su una panchina, mi levo le scarpe e mi appresto ad indossare l’unico paio di calze (invernali) che ho preso con me. Una coppia di mezza età passa proprio davanti a noi, ci osserva e va avanti, poi la donna rivolge ancora il capo indietro per guardarmi e si ferma. Mi dice qualcosa in giapponese che non comprendo. Le faccio capire che comunque va tutto bene a parte un problema al piede. Si avvicina, mi guarda le vesciche, ne indica alcune e mi dona 2 cerotti che ha con sé. Non smetto di sorridere e ringraziarla. Arriviamo nel tardo pomeriggio alla spiaggia, studiamo la zona e alla sera piantiamo la tenda sulla sabbia.

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Si dorme bene, il posto è tranquillo ma alla mattina già alle 5.30 inizia ad affollarsi di gente che corre e che porta a spasso il cane. I giorni al parco passano lentamente. Senza la moto e con quel carico enorme non possiamo spostarci dove vogliamo, dato che gli spazi verdi sono molto distanti tra l’uno e l’altro e rischieremo di rimanere di conseguenza senza un posto per la notte. Così ci passiamo il tempo giocando con alcuni ragazzi a basket, guardando gare competitive di corsa e facendo un pò di ginnastica e potenziamento muscoli per prepararci ai prossimi off-road. Nel frattempo il nostro amico Tet ci manda foto di alcuni parchi di Tokyo dove crede che potremmo campeggiare e intanto visitare una città più ricca di attrazioni. Ci convinciamo che dobbiamo provare. Dopo 10 giorni monotoni, partiamo a piedi verso Tokyo. 40 km.. Siamo più forti, abbiamo corso sulla spiaggia per una settimana, fanno un pò male i muscoli ma possiamo farcela in 2 giorni. Ci incamminiamo. Tutto procede liscio finché dopo i primi chilometri inizia a piovere fortissimo. L’unica soluzione è il treno! Arrivati a destinazione, ammiriamo i sotterranei di Tokyo, grattacieli sviluppati sottoterra dove più piani si sovrappongono pieni di vita, negozi, ristoranti, cinema e altre attrazioni.

Nei giorni seguenti incontriamo di nuovo il nostro amico Francesco, che troppo gentilmente ci offre una cena nonostante il periodo un pò incasinato. Visitiamo poi Shibuya, senza dubbio uno dei quartieri di Tokyo più affollati della capitale, illuminato da megaschermi, pieno di giovani e caratteristico per i suoi cosplay. Qui proviamo un cat café, un bar pieno di gatti. Facciamo alcune rampe di scale dentro ad un palazzo ed entriamo in un atrio minuscolo. Una ragazza ci spiega alcune regole, ci fa sedere nella stanzina e ci porta i cocktail ordinati. I gattini giocano sul pavimento riscaldato o dormono in tutti gli angoli, anche sugli scaffali sopra le nostre teste, in una stanza illuminata da una immensa parete-finestra da dove possono vedere il verde fuori che cresce. Beviamo e coccoliamo alcuni micini in quell’ambiente pieno di cucce colorate, nastrini e giocattoli. Una esperienza rilassante! Mi ci voleva dato che in viaggio non ho potuto portare la mia miciona, perché Pisel non ha voluto comprare una cat bag!

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Dopo alcune notti in tenda nel parco Yoyogi in centro a Tokyo, insieme ai barboni, raggiungiamo Shinjuku, uno dei 23 quartieri speciali di Tokyo, che con i suoi enormi cinema, hotel, bar, negozi e zone a luci rosse ne fa una meta da molti ambita. E’ proprio qui che ci concediamo uno dei tanti amati love hotel, un albergo con stanze appositamente studiate per far trascorrere notti passionali alle coppie al primo appuntamento, a quelle sposate da anni e agli amanti. Arrivati davanti, entriamo in un lungo corridoio di luci, si apre una porta scorrevole ed entriamo nell’atrio. Lo stile rilassante e romantico è esplicito. Le coppie già dentro sono sfuggenti e puoi parlare col personale solo tramite un telefono per salvaguardare la tua privacy. Noi peró non parliamo giapponese, così che nel momento della prenotazione chiediamo aiuto ai dipendenti dell’hotel bussando sul vetro coperto della reception. Sotto indicazioni procediamo in direzione del touch screen per selezionare la camera che ci interessa vedere nel dettaglio, che viene quindi proiettata su un enorme schermo. Le stanze si dividono sui piani a seconda del colore dominante dell’arredamento, ogni piano ha quindi un prezzo e un’offerta diversa. Puoi scegliere la camera che desideri. Ci sono anche le stanze a tema!

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Scegliamo la nostra preferita, così dopo 47 giorni dormiamo finalmente in un comodo letto e ci laviamo in una doccia calda. Prendiamo l’ascensore, attraversiamo il corridoio e raggiungiamo la nostra camera. C’è un minuscolo atrio di un metro per un metro per levarsi le scarpe, depositare eventuali ombrelli ed un’altra porta proprio davanti. Apriamo.. Davanti ai nostri occhi una stanza con le pareti rosa intenso, un materasso comodo, striscie colorate che scendono ai lati del soffitto contornando il letto per rendere la stanza più intrigante, ed un dispositivo touch per giocare con le luci di tutta la stanza, da quella più soffusa a quella più sensuale. Non é finita qui. Oltre a tv maxi schermo, karaoke, wii, piastre e arricciacapelli, colazione, frigo bar pieno, ed un set infinito di creme per viso e capelli, shampoo, balsami, bagnoschiuma e prodotti profumati per lingerie.. Apriamo una enorme stanza vetrata con effetto vedo-non vedo dove si trova una doccia ed una enorme vasca idromassaggio dotata di lucine colorate e rilassanti e contornata da sali profumati e altri prodotti per fare le bolle. Pura estasi!

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Il mattino dopo ben rilassati, visitiamo il mercato del pesce di Tokyo, famoso per i suoi prodotti freschi e il rinomato sushi, e raggiungiamo Ginza, il quartiere del lusso, del fashion e della moda. La sera rimaniamo fuori dal centro ad ammirare il panorama infinito di luci che si crea sugli enormi grattacieli e sui ponti, tra cui Rainbow bridge. Vogliamo passare la notte lì vicino nel parco. Proprio appena finito di montare la tenda, però, passa una coppia di giovani, che quasi impaurita ci osserva e poi si allontana. Non passano 2 minuti che arrivano due guardiani a farci sgomberare. Ci sta!Una cosa però non la mandiamo giù e non la capiamo ancora. Anche una delle tante mattine passate nel parco Yoyogi, una guardia ci dice di fare su le canne, mentre tutto intorno a noi dormivano indisturbati barboni dentro ai sacchi a pelo o addirittura sotto a enormi teloni di nylon blu.. La logica? Con i turisti ci fanno i soldi? O tutti o nessuno!

 

Dopo aver smontato la tenda decidiamo di tornare a Uminokoen park con l’ultima corsa del treno, arriviamo al parco-spiaggia, rimontiamo la tenda e dormiamo. Ricominciano così i giorni monotoni in periferia, con quel sottofondo di musica che esce ogni mezzora dagli altoparlanti del parco. Iniziamo ad odiarla.

Ho sempre pensato al Giappone come ad uno degli stati più evoluti per eccellenza. I giapponesi sono infatti un popolo molto ospitale, gentile e sempre sorridente. Per quanto riguarda i dipendenti dei negozi invece, sono sempre cordiali e ossequiosi, ma abbiamo compreso solo oggi quanto questo sia solo una maschera. Venendo da un paese completamente differente e occidentale, non potevamo capire subito, ma dopo 2 mesi in questa terra abbiamo scoperto molte più cose di quelle che ci saremmo mai aspettati. La legge è legge. La gentilezza deve essere requisito indispensabile, per la vendita e per il turismo. E questo fa del Giappone un sistema che funziona. Tuttavia, ci sembra sempre di più che le persone siano “standardizzate“. Mi è capitato, a tal proposito, di vedere una scena particolare, che se avessi visto un mese fa mi avrebbe solo fatto sorridere, ma che vedendola ora mi ha fatto ancora più riflettere.

Sono in uno dei mille grattacieli sviluppato sottoterra in centro a Tokyo, seduta su una poltroncina davanti ad un negozio mentre aspetto che Pisel ritorni dalla toilet. C’è molta fila, ho tempo di rilassarmi seduta senza il peso delle borse, e ho la fortuna di osservare. Davanti a me, sono sedute su altre poltrone una donna con una bambina che fa i capricci, un signore che legge il giornale ed un ragazzo che ascolta qualcosa con le cuffie dal cellulare. Una scena famigliare. Ogni tanto il corridoio si affolla di gente che scende dall’ascensore che è alla mia destra. Ad un certo punto si apre di nuovo, esce una signora non troppo anziana che fa l’inchino con la testa, il solito cenno di ringraziamento. Procede lenta dirigendosi probabilmente verso un negozio, poi mi accorgo che l’ascensore é vuoto. La signora era sola, e per cortese abitudine ha chinato la testa credendo che le altre persone fuori facessero lo stesso. Invece no, non c’era nessuno che la guardasse o l’aspettasse, ha semplicemente proceduto per la sua via.

Ogni volta che entriamo in un convenience store accade sempre esattamente la stessa scena. Tutti i commessi ti danno il benvenuto nel loro punto vendita, e pronunciano poi le stesse parole alla cassa, ti chiedono con lo stesso sorriso se vuoi scaldare un cibo, ti contano i soldi di carta avvicinandosi leggermente a te e sventolando uno a uno le banconote di carta e ti salutano inchinandosi e piegandoti il sacchetto prima di passartelo, anche se sei entrato 2 minuti prima e sei rientrato solo per prendere l’acqua. E questo sarebbe anche fantastico se non fosse così finto. La scena si ripete all’infinito quando entra ogni persona, ogni volta che suona la musichetta che indica la presenza di un nuovo cliente, ma anche ogni volta che la porta scorrevole si apre a vuoto. É questo il brutto: quando le persone per imposizione professionale o per consuetudine si trasformano in macchine, perdendo la naturalezza di un gesto tanto benevolo: la cortesia.

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Oltre ai regolamenti della professione, è molto curioso scoprire le imposizioni della lingua e della postura. É infatti consuetudine in Giappone, appellarsi in mille modi differenti a seconda del grado di importanza che si vuole mantenere in una relazione verbale tra le persone. Per quanto riguarda invece il modo di sedersi per mangiare a terra, è scioccante sapere che gli uomini possono incrociare le gambe mentre le donne devono per correttezza e buon costume chinarsi sulle ginocchia, posizione scomodissima e a lungo andare addirittura dannosa per le articolazioni. Non a caso si vedono molte donne orientali che hanno le gambe storte e girano a fatica.
È interessante scoprire le curiosità di un nuovo popolo. É infatti strano sapere che la maggior parte dei giapponesi preferisce vedere una bella ragazza con qualche dente storto, un difetto da loro amato che la renderebbe ancora più carina ai loro occhi, contrariamente alla cultura occidentale che soccomberebbe con apparecchi dentali. Ed è stato ancora più ambiguo la prima volta che abbiamo visto un giapponese indossare una mascherina, precauzione utilizzata per non diffondere virus.

É arrivato intanto l’ultimo giorno a Tokyo. Tet ci invita ad uscire la stessa sera, ci incontriamo in un punto a 2 km dal centro. Nonostante la stanchezza e il carico da portare a piedi, decidiamo di andare dato che in questa avventura ci siamo ripromessi di essere degli Yes Man. Giunti a destinazione ci ritroviamo davanti ad un palazzone pieno di luci.. Aspettiamo. Ecco che arriva il nostro amico, ci raggiunge e ci invita a salire. Un ascensore ci porta fino al terzo piano, attraversiamo un lungo corridoio e aperta la porta non pensavamo di aspettarci questo: una ventina di persone, con nostra immensa sorpresa, ci dà un caloroso benvenuto. É la compagnia pubblicitaria di Tet, che lavora per lo spot di Diane, una nuova marca di prodotti per capelli. Ci invitano subito a sederci nei loro uffici e ci offrono tè, patatine fritte, pollo e polpette di polipo con verdure, preparate proprio da loro. Ci mostrano il delicato procedimento e ci invitano spassionatamente a gustarcele. Durante l’abbondante l’aperitivo, ci chiedono inoltre di mostrare foto e video del nostro cammino, così, affascinati e molto incuriositi, ci ascoltano e ci scambiamo memorie di viaggio. Ogni tanto ci domandano quali siano stati la più brutta esperienza, il panorama più bello, le persone più calde.. Insomma inizia una divertente serata a condividere le avventure più diverse che ci sono capitate in questi 5 mesi.

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Davanti a queste persone, che consideriamo molto più intraprendenti di noi, ci sembra nuovo e strano, in un primo momento, riportare i nostri racconti, ma è molto divertente vedere che ci ascoltano tanto affascinati e partecipi. É entusiasmante sentirli emettere espressioni di stupore in crescendo davanti ai filmati più spassosi e alle fotografie più emozionanti, nonché una che ricordava Pisel senza barba. É incredibile per noi risultare interessanti a persone così importanti, che lavorano in Giappone e hanno una corriera impegnativa che, da come ci raccontano, li tiene svegli spesso anche tutta la notte.

Salutiamo anche questo stato, pronti a prendere il primo aereo del nostro viaggio. Bye Bye Japan!

 

 

8 commenti

  • Paolo

    Ciao ragazzi! Dove vi porterà questo aereo?
    Complimenti sinceri per quello che state facendo.

    • Pisel

      Grazie mille! Ora siamo a Bangkok, ci divertiamo in questo città molto particolare. Presto finalmente arriverà anche la moto!

  • Paolo

    Mitici! Avete messo in programma di lavorare in qualcuno dei paesi che visiterete? Se vi va mi piacerebbe avere un’idea delle spese sostenute finora. Un abbraccio.

    • Jackie

      Si Paolo, l’idea è proprio quella di far su qualche soldo in Australia! La spesa, invece, varia moltissimo dal paese in cui siamo, ma stiamo sempre dentro i 1000 euro a testa al mese. Di preciso il totale non lo sappiamo, ma arrivati nella terra dei canguri tireremo due somme.

  • Paolo

    Ciao Jakie! Grazie per le informazioni e ancora complimenti per quello che state facendo: realizzare il vostro sogno.

  • Andrea

    Ciao ragazzi… siete forti e quando un giorno tornerete nella bassa spero tanto facciate una serie d’incontri x mostrare e raccontare la vostra splendida esperienza..
    P.s.
    La risposta la conosco già.. essendo degli yes man non potete dirmi di no..
    Davide.. buona strada

    • Pisel

      Grazie boni!!
      Si sarebbe molto bello fare qualcosa di simile, comunque vedremo…. c’è ancora un po di tempo…

  • Andrea B.

    Siete bravi e molto coraggiosi. Quando tornerete mi piacerebbe tanto conoscervi.

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