Terra Nipponica: sushi, templi e inchini

Dopo diverse notti sulle spiagge russe, dove stendiamo il bucato e incontriamo le foche, salpiamo per Wakkanai. L’accoglienza sulla nave è calda, l’intero personale è cordiale e sorridente, pronto e desideroso per essere d’aiuto a qualsiasi tua richiesta. Osserviamo gli altri passeggeri prima di levarci le scarpe e pranzare a terra in una zona relax.

 


Un motociclista giapponese, conosciuto poco prima in stiva, si avvicina offrendoci una birra di Sapporo come benvenuto. E’ Tomoo Nagakawa, sulla strada del ritorno a casa dopo l’avventura estiva nell’isola di Sakhalin in sella alla sua Ducati, e ci rivela che vorrebbe visitare un giorno l’Italia. E’ un tipo molto cortese, tanto che dopo una chiacchierata sulle onde dell’oceano decide di offrirci una cena a base di sushi. Atterriamo e dopo vari controlli in dogana ci immettiamo in strada. Cartelli con ideogrammi giapponesi, segnaletiche a cartoni manga, tutto completamente nuovo e differente. Ed entrando in una rotonda scopriamo immediatamente che si guida a sinistra. Arriviamo al piccolo locale e parcheggiamo. Mentre ci leviamo i caschi e ci prepariamo ad entrare con le mani piene di borse ed effetti di valore, Tomoo lascia il casco e le chiavi attaccate alla moto e ci fa capire quanto il suo paese sia sicuro.


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Ed eccoci in un vero Kaiten Sushi. Entriamo. Sento subito un intenso odore di pesce crudo e fresco, poi il rumore dei piattini che sbattono armoniosamente. Una signora ci accomoda subito intorno ad un bancone dove davanti ci passa un nastro trasportatore su cui viaggiano piattini con pesce e crocchette. Tomoo prende davanti a noi un minuscolo vasetto, solleva il coperchio e con il cucchiaino versa una polverina verde nei nostri bicchieri, apre poi un rubinetto di acqua calda e ci spiega che è té verde. Ci chiede cosa preferiamo tra nighiri e maki che vediamo sulle immagini del menù, ma lasciamo a lui la scelta finale. Scrive così su un foglietto dei simboli incomprensibili e lo passa successivamente alla cuoca dietro al bancone, che a sua volta trasmette l’ordine con un microfono alla cucina. Arrivano all’istante tutti gli ingredienti, il cibo è preparato davanti ai nostri occhi sbalorditi e affamati. Dopo una divertente serata e vari inchini, salutiamo e ringraziamo Tomoo con un arrivederci. Arrivati in hotel ci rigeneriamo nelle terme e scopriamo il super tecnologico wc giapponese.



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I giorni seguenti rimaniamo spesso chiusi in tenda ore a causa della pioggia torrenziale, ordiniamo i pezzi di ricambio per la moto e scopriamo le curiosità e le tradizioni di questo popolo. Raggiungiamo la città del ramen, un tipico piatto giapponese con tagliatelle fini in un brodo di carne o pesce accompagnato volentieri da salsa di soia o di miso, carne affettata, cipolla o altro. E’ un cibo talmente amato dalla popolazione orientale che sono nate infinite varianti regionali. C’e quello ricoperto con mais dolce, germogli di fagioli, maiale tritato, aglio, e quello ai frutti di mare, c’e quello spesso e quello fine, quello con le uova o quello con le alghe nori.


Visitiamo anche le montagne del paese ed il vulcano vicino alla città di Kitami, dove conosciamo molti motociclisti, e facciamo un salto nel capoluogo dell’isola di Hokkaido, Sapporo, terra madre del miso ramen. E’ una citta molto moderna sempre piena di eventi e feste e ricca di parchi, tra cui Parco Odori che con i suoi prati, alberi, monumenti e fontane, si trova proprio nel cuore della città. Visitiamo il centro e le vie principali e ci rilassiamo in uno dei mille spazi verdi in città, dove al calare del sole iniziamo ad ammirare un panorama di luci potenti e colorate.


Più ci avviciniamo alle città, più è difficile trovare un posto per la tenda, per cui optiamo spesso per un Internet Cafè, anche chiamati Manga Kissa, locali aperti 24 ore su 24 che, oltre ad offrire le classiche postazioni pc, ti danno la possibilità di affittare degli stanzini, mai più grandi di 2×2 metri, in cui utilizzare internet, leggere fumetti, giocare alla console, guardare tv, dvd e cartoni animati con un paio di cuffie. Sono spesso meta di lavoratori che dopo aver perso l’ultimo treno per tornare a casa dopo la mezzanotte decidono di passare la serata vicino al posto di lavoro. A questo proposito possiamo infatti scegliere di sederci su una poltrona reclinabile o su un pavimento morbido con dei cuscini su cui ci possiamo anche coricarci e dormire.


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Appena il meccanico ci chiama andiamo a cambiare i pezzi della moto, e dopo qualche chiacchiera ci mostra la sua Suzuki e decide di fare una foto con noi. La sera campeggiamo tra le montagne di Toyako vicino ad un lago nei pressi del vulcano Usu, dove oltre al bagno ci tagliamo i capelli a vicenda con delle forbici da elettricista. Tutta la notte sentiamo un vento impetuoso. Scopriamo solo il giorno seguente che difatti nelle prefetture a nord di Tokyo c’è un violento tifone in atto e un’aggressiva alluvione per lo straripamento di un fiume. Il tifone, chiamato Etau, ha creato non pochi danni e qualche vittima, scaricando tantissima pioggia in breve tempo e creando massicce inondazioni. Percorrendo la strada verso sud vediamo appunto un cielo molto nuvoloso ed un mare molto agitato, stracolmo di onde enormi e spumose che sbattono violentemente contro la battigia ed oltrepassano facilmente le impalcature del porto. Decidiamo quindi di attendere un miglioramento in un boschetto a Mori prima di prendere la nave per lasciare Hokkaido.


Qualche giorno dopo ci svegliamo di soprassalto sentendo il rumore di un elicottero, così preoccupati per l’allerta appena smette di piovere forte usciamo dalla foresta. Il brutto tempo si sembra ora calmato, per cui andiamo a Hokadate per prenotare i posti in nave per Aomori. Passiamo poi un’altra notte all’interno di un camping gratuito a Kakkumi park, casa di orsi e volpi ricca di ruscelli gelidi.
Anche nella nuova isola ci imbattiamo solo in luoghi incantevoli, laghi vulcanici e cascate tra le vie tortuose delle montagne. E non solo magnifici tornanti.. Dopo alcune notti in giro per i boschi ed intere a spasso tra le città, conosciamo sempre e solo persone squisite. Come il ragazzo che uscito dal supermercato ci offre un caffè senza nemmeno conoscerci, come la signora che ci invita a dormire a casa sua, come ogni persona gentile incontrata finora. Ecco un’altra cosa che mi è piaciuta: i giapponesi, un popolo ospitale, accogliente e sempre sorridente. Salutano, si inchinano, ti ringraziano sempre centinaia di volte. Il contrario di quello che è accaduto in Russia, dove spesso la commessa del negozio ti tratta con altezzosità e talvolta è svogliata. Al di là però dei lavoratori, costretti per professione, abbiamo incontrato spesso persone per strada gentilissime che vedendoci in difficoltà con la mappa alla mano, si sono offerte spontaneamente di aiutarci.

Solamente girovagando tra le strade mi accorgo quanto questo paese abbia una cultura della bellezza diversa: quando è molto soleggiato, le donne si coprono non solo con vestiti a maniche lunghe e creme solari ad elevata protezione ma addirittura con gli ombrelli, talvolta anche quando è solo nuvoloso. Mentre in Italia si ama stare al sole come lucertole o si va a rimediare con le lampade dall’estetista, in Giappone si prediligono la tintarella di luna e i prodotti sbiancanti. I giapponesi che abbiamo conosciuto ci hanno spiegato quanto sia ancora forte l’idea della pelle chiara come ideale di bellezza. Una volta le persone ricche erano quelle dalla carnagione bianca e solo i poveri contadini avevano la pelle abbronzata.

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Nonostante giorni e giorni di pioggia, continuiamo a scendere verso la capitale. Una sera troviamo in ritardo il posto per dormire tanto che ci tocca montare la tenda al buio nel bel mezzo di un bosco tra le montagne a molti chilometri di distanza dal paese. La mattina successiva, alle prime luci dell’alba, sentiamo un rumore picchiettante sull’asfalto della strada. Si avvicina qualcosa. Tra i rami degli alberi scorgiamo uno strano animale, forse un capricorno giapponese. Non ci ha sentito ancora. Appena Pisel estrae la macchina fotografica dalla borsa, l’animale volta il muso e avverte la nostra presenza. Si avvicina a noi entrando nel boschetto e sta dietro ad un fusto d’albero a spiarci. Poco dopo sentendo i nostri movimenti, scappa impaurito.

 

Quella stessa sera siamo a trovare riparo in un ripido sentiero in salita, a lato della strada principale, dove vediamo per la prima volta una immensa foresta di bamboo ed una pianta che fa fiorire boccioli molto particolari. Poi in lontananza avvistiamo un bellissimo cerbiatto. E’ chiaramente un sika, un cervo tipico giapponese dal manto maculato a pallini bianchi, come Bambi!


Proseguendo per Kinosaki distinguiamo molte piantagioni di riso ed in città notiamo una grande folla di persone che, probabilmente tra una terma e l’altra, gira per il paese vestendo solo di una particolare forma di kimono, un lungo abito colorato in cotone o in lino, oltre ai tradizionali sandali in legno. La notte montiamo la tenda su di una montagna con una vista spettacolare della città e del mare e mentre ci addormentiamo sentiamo dei canti e dei tamburi provenire dalla cima. Sappiamo bene che sono in arrivo giorni di festa qui in Giappone, tra cui la festa degli anziani e l’equinozio d’autunno. Non ci resta che farci cullare dal suono.


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Il giorno seguente visitiamo il ponte in vimini nella valle di Iya, fatto interamente di legno intrecciato e cigolante, ma pieno zeppo di turisti che dopo la traversata gustano con gli occhi e con il palato i numerosi stand di pesce. Nel discendere le montagne per la prima volta vediamo i giapponesi in difficoltà: nel lungo weekend di festa molte famiglie parcheggiano le auto lungo le piccole stradine tortuose di montagna creando alcuni disagi alla circolazione, difatti le macchine non riescono più a passare e si forma un grande ingorgo. Fortunatamente alcune persone sono già scese e dirigono il traffico in modo spontaneo. E’ stato divertente pensare alla stessa scena in Italia tra strombazzate di clacson e qualche parolaccia!
A proposito di traffico, in Giappone non siamo riusciti a fare più di 200 km al giorno a causa dei troppi semafori e del limite di velocità bassissimo! Nonostante questo visitiamo anche un’altro luogo turistico: il castello bianco di Himeji, utilizzato primariamente per le postazioni dell’artiglieria contro i nemici. Anche se a dire la verità è più famoso per essere apparso nei film come “L’ultimo samurai” e “Agente 007”.

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Ora prendiamo la direzione per Osaka, la cosiddetta culla della cucina giapponese. Qui visitiamo l’imponente Umeda Sky Building, uno dei più alti edifici della città composto da due torri gemelle di 40 piani collegate da un’osservatorio del giardino galleggiante.


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Proseguiamo poi verso il mare, dove visitiamo i templi di Nara, che ospitano stupendi cerbiatti mansueti che si fanno addirittura avvicinare dai cittadini e dai turisti. E in seguito andiamo verso Kyoto a curiosare nel Santuario di Fushimi Inari, situato alla base di una montagna e affollato da monaci buddisti in preghiera e tantissimi turisti da tutto il mondo che raggiungono il sentiero composto da migliaia di torii, i portali rossi immortalati anche nel film “Memorie di una Geisha”.
Piove tutta l’intera notte. Il mattino successivo ci svegliamo immersi nell’acqua: pozzanghere enormi e la pioggia non è cessata. Ci dirigiamo verso la capitale, quando però a causa di un calo di pressione mi sento violentemente svenire ancora in sella. Una volta fermi a lato della strada, mi siedo a terra con il casco sollevato e grazie alle gocce di pioggia sul viso leggermente mi riprendo.



Nei giorni seguenti raggiungiamo anche la valle dei 5 laghi e saliamo sul monte Fuji, vulcano e montagna più alta dello stato, ricca di foreste di conifere, betulle, aceri ma anche muschi e licheni. Ci laviamo nel pomeriggio in un ruscello e la sera rientrati in tenda dopo cena mi sfrego le gambe nude quando sento qualcosa.. Guardo nella mano. Ho una pallina nera. Si muove, ora è un bisciolino che si agita tra le mie dita. Lo scaravento violentemente fuori dalla tenda e inizio a sfregarmi dappertutto e a svestirmi rapidamente. Ci controlliamo a vicenda, e Pisel me ne trova un’altro sul gomito. Sono sanguisughe. L’accendino non si trova, i fiammiferi sono troppo bagnati per accendersi, cosi non rimane che staccarla e basta.


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Nei giorni che seguono ammiriamo la possente statua di Buddha e facciamo l’incontro con le scimmie dai musi e dai culetti rossi.
Arrivati a Tokyo, enorme metropoli orientale, rimaniamo subito esterrefatti dall’innumerevole moltitudine di persone che attraversano le strisce pedonali nel centro. Visitiamo immediatamente il Metropolitan Government Building, dove all’ultimo piano si può ammirare una vista pazzesca e mozzafiato dell’intera città nonché dei monumenti e dei palazzi più importanti.

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Nel pomeriggio mentre facciamo un pò di manutenzione alla moto vicino al parco centrale del paese, incontriamo un ragazzo, che incuriosito dalla targa del nostro motoveicolo e dalla barba del motociclista, si avvicina. E’ Tet Wada, un attore giapponese che vive da 20 anni a New York. Ama le moto e il nostro stile di vita, è simpatico e aperto. Decidiamo quindi di rivederci una sera in giro per Tokyo. La sera mangiamo finalmente sushi insieme al grande Francesco Ristori, motoviaggiatore che da 1 anno lavora in Giappone e ci racconta dal suo punto di vista di un residente quanto dietro a questa grande città si nascondino in realtà rigide regole e distanze talvolta estremamente fredde tra le persone. Lo stesso ci testimonia anche Tet il giorno seguente ad un aperitivo in centro città. All’apparenza caldi e sorridenti, ma all’interno delle case troppo improntati sul lavoro e distanti. Tet stesso dice di non sopportare le espressioni cortesi come “Sun”, ovvero Lei, anche tra amici, ma preferirebbe poter abbracciare una persona cara piuttosto che salutarlo con un semplice inchino. Scoperti alcuni dei lati nascosti dell’affascinante Giappone ora affidiamo la moto nelle mani di un bravo meccanico e ci prepariamo a fare molti uffici e chiamare mille numeri per spedire la moto.

Tet ci invita per un weekend al mare, così tutti in moto giriamo per le strade della periferia di Tokyo. Mangiamo e beviamo in un pub dove suonano bella musica, condividiamo avventure e curiositá. Dopo vino e noccioline sulla spiaggia, Tet inizia anche a raccontarci alcuni momenti più duri della sua vita, come il suo iniziale inserimento all’interno della società americana e l’inadattamento che continua a sentire con quella giapponese. Si sente totalmente diverso da questa popolazione che sente troppo spesso il bisogno di programmare la propria vita. É interessante scoprire tutti gli aspetti a noi sconosciuti e ascoltare il punto di vista di un giapponese che si estranea dal Giappone, uno stato del tutto diverso dal nostro.

Ora non ci resta che trovare il modo più economico per spedire la moto e sognare mille avventure in calde e fantastiche spiagge.

 

 
 
 

 

2 commenti

  • Sandra

    Il tuo scritto è fantastico,aspetto con ansia il prossimo. E a fine viaggio rimango in attesa del libro che dovrai scrivere e vorrei essere la prima a comprarlo.Un bacione e un forte abbraccio.Ti voglio un mondo di bene.

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