Questo verde Perù millenario

Costeggiando il grande lago Titicaca, ci accorgiamo di essere alle porte di un nuovo paese. Un Perù verde, dalle montagne piene di tornanti, dove ogni curva ti mostra uno scorcio nuovo della vallata ed inattese vedute delle gole, dove tocchiamo anche i 4800 metri di altezza, ed infine giungiamo lungo le dune di sabbia costiere che fanno ancora parte dell’immenso deserto di Atacama.

Sebbene, successivamente, la quota diminuisca, Zuki continua a soffocare, finché non arriva l’ora di far benzina; e tutti i problemi sembrano quasi risolversi. Diesel e gasolina, ma stavolta c’è anche possibilità di scelta: 95, 90 e l’84 ottani. E alla fine risulta palese perché in Bolivia Zuki stesse così male. E ad ogni nuovo rifornimento di benzina, quasi prodigiosamente, constatiamo che la moto sta sempre meglio e ricominciamo a superare persino i camion. Di nuovo allegri, festeggiamo mangiando un sacco di panini ripieni ad una bancarella piena di gente lungo la strada.

Dopo alcuni chilometri, Davide, però, forse per il troppo ossigeno circolante ora nel cervello all’altezza del mare, si corica un istante sulla sabbia rovente del mezzodì e nota qualcosa di singolare e sospetto nella ruota posteriore. Un chiodo è penetrato nella gomma. E chissà da quanto tempo! Fermi alla stazione di rifornimento a fianco del compressore dell’aria, scopro anche un altro foro procurato stavolta da una pietra, e Davide quindi decide di usare, per la prima volta dopo 158.000 km, il kit Givi per riparare il pneumatico..

Più tardi, nelle ore pomeridiane, tappati tutti i fori della moto, avanziamo ancora lungo le colline sabbiose ma ventilate e ci rilassiamo all’ombra di un ristorantino locale dal tetto in paglia, dove ci concediamo una bella cena a base di pesce, e dopo il conto ci ripromettiamo di non mangiarlo per un altro pò di tempo.

Il giorno dopo, procedendo lungo questo caldo deserto costiero, raggiungiamo il centro di Nazca, famoso per i suoi smisurati ed enigmatici geoglifici, e nel tardo pomeriggio, iniziamo la risalita verso la comunità di Cusco. Ogni giorno è un piacere sentire che Zuki è tornata in ottima forma, che sfreccia di qua e di là, va veloce tra i tornanti di alta montagna e, indiscutibilmente, sembra stare meglio di prima. Credo che le piaccia anche a lei il Perù. Le dune sabbiose e aride diventano ben presto prominenti vette di un verde sfavillante. Tra le nuvole a 4000 metri, tuttavia al calar del sole, inizia a fare molto freddo finché anche la nebbia e la pioggia ci impediscono di vedere chiaramente. Da lontano, però, notiamo le luci delle prime casette in pietra che ci fanno sperare di nuovo. Ci fermiamo così in questo piccolo villaggio che scorgiamo appena tra la nebbia. Nonostante il freddo rigido, c’è un’atmosfera magica nell’aria. Mentre camminiamo sotto la pioggia per le strade umide del centro, avvistiamo alcune persone imbacuccate dalla testa ai piedi. Lì tutte radunate attorno a dei tavoli, con indosso quei coloratissimi cappelli di lana con i paraorecchie, si scaldano davanti ad un caldo de gallina. Decidiamo di provarlo anche noi. Entriamo quindi nella piccola locanda, che sembra più una cucina familiare, dove una giovane ragazzina ci porta un grande piatto fondo di spaghetti in brodo con uova sode. E alla fine ti scalda davvero, il corpo e il cuore. È curioso dove puoi sentirti al sicuro, quasi come a casa. In questo paese nel mezzo del nulla, in una strada minuscola di montagna nella nebbia, anche noi incappucciati, ci sentiamo di nuovo al sicuro grazie a questa zuppa bollente e al calore dei saluti di altri infreddoliti che si siedono a fianco a noi. Riconquistata la giusta temperatura, dormiamo in un piccola camera di un hospedaje dove ci copriamo con le coperte fino al collo perché manca il vetro della piccola finestra del bagno.

Il mattino seguente, il cielo è blu e limpido e anche il señor dell’alloggio prospetta una giornata perfetta per salire verso Cusco. Una strada minuscola piena di curve che passa dai i 2000 ai 4500 metri nel giro di pochi minuti. Ma nessun problema, anzi è un piacere: Zuki è di nuovo una forza! Maiali, galline, pecorelle, asini, cavalli, lama.. Ci innamoriamo pian piano di questi piccoli magici villaggi di montagna, dove tutti gli animali della fattoria ci attraversano la strada. I pastori con i fagotti colorati sulle spalle, invece, portano a casa il raccolto o nascondono un piccolo bambino mentre pascolano gli animali lungo la via.

Non ho mai visto montagne così belle. Sotto quel manto acceso, di un verde sempre più brillante, si annida una terra rossa violacea feconda che canta alla vita. Ed ogni filo d’erba sembra accogliere una collezione di sfumature destinate all’incanto e alla bellezza. Solo allora capisco che quel luogo remoto e mistico è tanto vicino. Che un sogno tanto bramato sta per diventare realtà.

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