Primo anno in Australia

Esattamente un anno fa eravamo in aeroporto in Malesia, pronti per approdare sulla terra australiana. Esaltati, eccitati, incuriositi ma anche molto intimoriti. Per tutti i punti di domanda che ci frullavano in testa, per tutte le incognite sulla ricerca del lavoro, per tutte le scartoffie da firmare, i documenti da fare, i conti correnti da creare, la lingua, ma soprattutto per il tempo limite. Già la richiesta del visto non era stata una tranquilla passeggiata per me a causa di tutti i dispendiosissimi esami medici specialistici a cui sono stata vincolata a sottopormi.

Il nostro obiettivo era arrivare in Australia e metterci al lavoro fin da subito al fine di salvare più soldi possibili per il seguito del nostro viaggio.
E’ stata la nostra prima ricerca di lavoro all’estero e ci faceva un pò paura perché il nostro inglese era carente e perché non ci portavamo nel nostro bagaglio neanche grandi esperienze di lavoro dall’Italia. Davide ha lavorato nella stessa azienda per 5 anni ed io, invece, ho fatto lavoretti di breve periodo come cassiera, cameriera, curatrice di rubriche per qualche compagnia. Un insieme di esperienze che facevano sembrare il mio curriculum come il referto di una pazza incoerente.
IMG_4972Il nostro primo lavoro serio è stato come dairy farm workers con mucche da latte in una fattoria a Nannup, chilometri e chilometri lontano da tutto e da tutti. E’ stata un’avventura importante, stressante e sudata, talvolta odiata, che ci ha fatto conoscere tutto il male, la violenza e l’insensibilità, solo ed esclusivamente umana, che c’è dietro ai cartoni di latte del supermercato e ai pacchi di carne di vitello. Un’esperienza questa che ci ha fatto anche cambiare definitivamente alimentazione.

Dopo alcuni mesi in questa farm, quindi, abbiamo stabilito di voltare pagina e puntare alla città. Ed ecco un altro salto nel buio. E’ stata anch’essa una scelta molto grintosa poiché tantissimi ragazzi conosciuti e provenienti dalle città ci avevano avvisato che non c’era più quella richiesta di lavoro che si proferiva fino a qualche anno fa e che era impossibile fare soldi seri. Insomma, un salto nel vuoto, ma indispensabile. Ne avevamo le palle piene del latte e delle mucche, di alzarci alle 2 di notte un giorno si e l’altro anche, di stare in quell’ambiente insensibile. Quel lavoro non mi dava alcuna soddisfazione personale, se non la vergogna come essere umano. Quando infine ho visto i miei piccoletti salire controvoglia sul quel furgone per chissà dove, ho deciso che il mio lavoro lì sarebbe presto finito.

Appena giunti in città ci siamo immediatamente resi conto che era tutto vero. Trovare un lavoro serio, quindi non un lavoretto da pochi giorni, non era per nulla banale. Per 3 semplici ragioni:

  1. Non siamo australiani e quindi siamo messi imprescindibilmente al secondo posto;
  2. Non abbiamo un’esperienza di lavoro seria;
  3. Sono oltremisura i giovani con lo zaino in spalla come noi (backpackers) col visto vacanza-lavoro e provenienti da tutto il mondo.

Così siamo passati al piano B: inviamo a vanvera curriculum e ci applichiamo per ogni tipo di mestiere, arricchendo il più possibile il nostro cv, cercando di far passare conoscenze di poco conto a competenze di prima rilevanza. Mi ricordo ancora una delle prime telefonate..

<<..(..) Can you come today? We can give it a test run.>>, mi disse una candida voce femminile.

<<Yes, sure!>>.

Poi ho capito che seppur avessi servito e riverito molti clienti in Italia, non sapevo fare i caffé secondo i loro standard. Non con quei disegnini sulla schiuma! Poi mi chiedo, perché il flat white gli australiani non lo bevono anche senza disegnino? Ma per fortuna non mi sono fermata al caffé.

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Fu così che dopo aver fatto un pò di figuracce ed essere scartati alla prova il primo giorno, abbiamo finalmente trovato buoni lavori full-time. Davide lavora come pavimentista per due privati dove viene soprannominato “paesano” invece del classico “mate”; io, invece, come premurosa shop assistant in un negozio di occhiali da sole, dove sono sempre a contatto con persone differenti da cui posso apprendere ogni giorno storie e parole nuove, e la sera mi trasformo in una cortese e super-veloce cameriera che finalmente sta imparando a fare i caffé.IMG_5352

Il bello della società australiana è che lo stipendio minimo è veramente altissimo (difficile andare sotto i $20 all’ora), e ci sono infinite soluzioni per risparmiare un sacco di soldi, tanto che ci paghiamo una intera settimana con meno di una giornata di lavoro.

In conclusione, siamo molto soddisfatti degli obiettivi raggiunti il nostro primo anno in Australia, nonostante questa non è assolutamente, completamente, totalmente la vita che fa per noi. Non passiamo nemmeno un giorno senza pensare a quanto sarebbe fantastico essere di nuovo in viaggio, svegliarci in tenda sempre davanti ad un orizzonte sconosciuto e addormentarci sotto un cielo di stelle mai visto prima. Ci manca tantissimo non avere la minima idea di cosa ci regalerà la giornata, non sapere che giorno è della settimana, non usare mai la sveglia ma soprattutto buttarci incessantemente in nuove avventure. Sentiamo il bisogno di esplorare e scoprire per sentirci davvero vivi.

 

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