Nuova Zelanda: alla scoperta dell’Isola del Nord

Salutato il nostro amico Sam e lasciato il piccolo paese di Campsie, con gli zaini in spalla, ci dirigiamo per l’ultima volta a Sydney. Girovaghiamo tra le luci della città tutta la sera finché, alle prime luci dell’alba. un treno ci porta diretti nell’aeroporto. La mattina stiamo già volando verso la nostra prossima meta, mentre sui divanetti reclinabili dell’aereo possiamo intrattenerci guardando gli ultimi film usciti al cinema, e dopo appena poco più di 3 ore siamo già pronti ad atterrare. Dai finestrini si vedono già distinti i colori del mare e della vegetazione che si rincorrono nelle baie e nelle insenature. Laggiù già ben eccelsa c’è una verde e incantevole Nuova Zelanda

Eccoci atterrati a Auckland. Davanti a noi emerge una città moderna contornata da vulcani, talvolta sotto forma di laghi o di isole, altre ancora di lagune. Una città caotica e piena di grattacieli tra i quali si aprono immensi parchi con alberi secolari. La sua fresca bellezza tuttavia si respira in ogni angolo. Nei suoi quartieri pittoreschi con case di legno vivacemente colorate, nei suoi sobborghi con edifici pieni di storia, grazie ai segni lasciati dalla cultura maori ancora viva e tuttora molto sentita da tutti i neozelandesi. 

Ci infiliamo immediatamente su un autobus che ci porta a casa di Shiksha, una giovane donna di origine indiana che ci ospita per un pò qui in città nel frattempo che aspetteremo la moto. Intanto passano due settimane in cui decidiamo di aprire anche un nuovo conto bancario neozelandese, trascorriamo un caldo natale nella capitale visitando i primi parchi nazionali attorno a noi.

Appena dopo Natale il più bel regalo è ricevere Zuki tutta intera. Aspettiamo 3 ore per l’ispezione e i tempi della burocrazia poi appena ci danno il segnale di poterla ritirare, filiamo via belli spediti e pimpanti. É una grande emozione indossare di nuovo la tuta da moto e tornare in sella. Non vedevamo l’ora di vedere nuovi vivaci panorami neozelandesi, un susseguirsi di colline e montagne verdi sgargianti scorrono al di là dei nostri caschi.

Ci dirigiamo subito verso la costa in direzione di 90 Miles Beach. Ancora colline verdi si ripetono lungo la riva del freddo mare dove talvolta spuntano decisi isolotti montuosi sovrappopolati da gabbiani e altri uccelli marini. Dopo un lungo varco sterrato a lato di una prateria dove ci attraversano la strada anche dei neri cavalli selvaggi, giungiamo sulla dune morbide e sabbiose di una spiaggia deserta piena di conchiglie ed infinita nella sua lunghezza. 90 miglia di spiaggia battuta dal vento e dalle onde, perfetta per fare surf sia in acqua che sulle dune di sabbia che la circondano. Uno spettacolo della natura, che mostra tuttavia anche la sua potenza distruttiva con l’alta marea. Ci hanno detto, difatti, che non di rado le auto scompaiono sotto alla sabbia, arenate, risucchiate dal terreno. Non si scherza con Madre Natura! Nonostante ciò, è il miglior posto per campeggiare la nostra prima notte in Nuova Zelanda.

Al risveglio, ancora pieni di sabbia e salsedine, facciamo fuori un’anguria e una papaya e ci accingiamo a percorrere un itinerario molto scivoloso e bagnato. Nel tardo pomeriggio ci immergiamo quindi nelle misteriose Waipu Caves. All’interno di queste buie grotte, un cammino fangoso ci conduce attraverso un pittoresco paesaggio calcareo con stalattiti e stalagmiti che fanno da cornice e magiche lucciole brillanti che illuminano incredibilmente la nostra via.

Qualche giorno dopo siamo già a zonzo nella Coromandel Peninsula, sede di antiche ricche miniere nonché luogo della prima corsa all’oro della Nuova Zelanda. Ma è con il suo mare celeste e le sue spiagge bianche vergini che questa spazio incontaminato di mondo continua a far sognare ancora oggi. Visitiamo poi anche il lago di Rotorua e decidiamo di passare la notte di Capodanno lungo il fiume a Opotiki, dove praticamente si coltivano solo kiwi. Già tante tende sono accampate e piene di provviste per il cenone. E anche noi non siamo da meno: antipasto di pane, avocado e pomodoro servito con birra, primo di spaghetti con sugo, dessert con biscotti al cioccolato e marmellata di lamponi come se piovesse. Poi ci tocca il bagno al fiume ovviamente! La notte sotto un cielo stellato incantevole scopriamo che non solo gli astri brillano ma anche le montagne circostanti, piene ancora una volta di piccole lucciole scintillanti. È tanto bello quanto surreale!

Dopo una lunga notte attraversiamo nuovamente i river-crossing che ci dividono dalla città e ci immergiamo in bellissime verdi montagne che mi ricordano tanto le nostre Alpi sul confine francese. Vaste rigogliose colline verdi che si increspano verso valle, lasciando spazio a freddi torrenti che accolgono greggi di pecorelle e dove si affollano qua e là mucche infervorate. Un colore vivace di erba florida e lussureggiante anche sotto un sole riservato e fifone, nascosto a stento tra le nuvole. Ci immettiamo poco più tardi su una strada bianca che ci porta fino al lago Waikaremoana dove ci accampiamo e facciamo un bagno. Un rifugio tra la preistorica foresta pluviale pregnante di alcuni degli uccelli più iconici della Nuova Zelanda. Camminiamo un pò intorno al litorale di questo grande specchio d’acqua dove possiamo apprezzare un eccezionale assaggio di come questa nazione era una volta. Cosa chiedere di più!

Il giorno dopo alla stazione di benzina incontriamo un motociclista che ci incoraggia a dare un’occhiata anche a qualche ulteriore bel posto nelle vicinanze. Ci avviamo per cui su tornanti ghiaiosi e a tratti fangosi lungo una foresta fradicia dove fiancheggiamo perfino una mandria di cavalli ed un puledrino, dalle zampe già lunghissime, che passeggiano tutti liberi e sereni a lato della strada. La sera piantiamo la tenda proprio sul lago di Taupo, celebre per la sua nascita da fuoco. Non avrei mai immaginato che la Nuova Zelanda avesse così tanti laghi. Sembra che questo immenso bacino si sia originato all’incirca 2000 anni fa appunto da un’eruzione vulcanica talmente potente che oscurò i cieli persino di Europa e Cina. Si possono ammirare oggi i mille geyser roventi nei suoi crateri fumanti e nelle pozze di fango bollente. Un signore anziano lì vicino ci ha addirittura raccomandato alcune delle sue spiagge dove si possono godere calde correnti geotermiche, ma a me pareva sempre di un gelido polare uguale. 

Il mattino seguente, dopo una serata interrotta dalla pioggia battente, ci svegliamo tra mille van e tende. Dopo colazione, oltrepassiamo senza indugio alcuni valichi di montagna lasciandoci trasportare sino almagnifico monte innevato di Ruapehu ed il suo stratovulcano Ngauruhoe, lo sfiatatoio più giovane dell’intero complesso. Poi poco dopo alcuni tornanti giungiamo ad una vecchia miniera, Ruatiti Domain, oggi più semplicemente un campo vacanze estivo per tutta la famiglia. Ci tuffiamo subito nel suo fiume ghiacciato poi divoriamo del riso e qualche panino con verdure grigliate sul barbecue.

 

Ripartiamo alla mattina velocemente quando ancora le nubi di nebbia sono alla stessa altezza delle montagne. Di nuovo ripercorriamo la stessa strada, ora nel verso opposto, ed insieme ad un uomo in quad-bike e qualche cane, ci ritroviamo a guidare con Zuki un sterminato gregge di pecore su un valico di montagna. La pioggia però purtroppo non cessa, per di più nel tardo pomeriggio ci sorprende talmente pesantemente che siamo costretti a rifugiarci sotto una tettoia di un supermercato della città di New Plymouth. Qui attendiamo per un bel pò di tempo facendo un sano spuntino con pane, avocado e pomodoro (ormai il mio preferito!). La pioggia diminuisce ma non cessa, così indossiamo rapidamente le tute anti-acqua e ci avventuriamo negli ultimi chilometri di questa giornata inzuppata. Arriviamo ad un cancelletto che dà su una ripidissima discesa bagnata verso il mare. Tra le nuvole nere minacciose e intimidatorie, una magnifica scogliera a picco sul mare ci aspetta dall’altra parte. Mentre Pisel cerca di accendere una fiamma sotto alla pioggia battente, un bambino di etnia maori campeggiato poco più avanti con la sua famiglia, gli presta un cubetto accendi-fuoco.

Piove chiaramente tutta la notte (che sorpresa!) e nella ripida salita per tornare lungo la strada, la moto slitta e cade per ben due volte strisciando sull’erba madida e ammollata dal temporale che ormai si protrae da tanti giorni. Passiamo una giornata poi in libreria a ordinare un nuovo filtro dell’aria per la moto nonché ad asciugarci attendendo che il tempo migliori. É così ufficialmente iniziata la stagione dei noodles pronti in 2 minuti (a prova di diluvio universale!)

I giorni seguenti ci avviciniamo pian piano alla città di Wellington, ci svegliamo ancora sempre tra le nuvole, tuttavia non piove per fortuna, e finalmente nel pomeriggio il tempo si rasserena e si fa vedere anche quel sole fifone, desiderato e lungamente atteso. Persi tra le campagne neozelandesi, troviamo poi un bellissimo punto dove accamparci la sera. Un prato verde tra le colline con una dozzina di galline che razzolano qua e là, e mentre lentamente i nostri occhi si socchiudono, abbandonati fino alla prossima luce del giorno, in lontananza solo il muggito distante e confuso di qualche mucca.

Ora non ci resta che andare alla scoperta delle bellezze dell’Isola del Sud di questa sorprendente Nuova Zelanda.

 

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