Norvegia: se esiste il paradiso, voglio immaginarlo così

..ma con la benzina gratis!

Dopo 3 giorni di attesa per i pezzi di ricambio, raggiungiamo di prima mattina l’officina. Qui dobbiamo aspettare altre 3 ore per la riparazione, e ci passiamo il tempo bevendo cappuccini e cioccolate calde davanti ad una distesa di moto lucenti, finché.. Zuky è pronta. Così finalmente partiamo per Oslo, la capitale della Norvegia.

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La visita della città diventa però ben presto una toccata e fuga. Siccome inizia a piovere forte, decidiamo di uscire per trovare un posto fuori dal centro per dormire. Dopo alcuni tornanti zigzaganti, ci accampiamo in un bello spiazzo in montagna, e mentre mangiamo dentro alla tenda per non bagnarci, ci viene incontro un cagnaccio che abbaia forte. Forse sente l’odore del cibo.. Ma il padrone lo richiama. Dopotutto Norge è il paese del free-camping.

 

Nonostante abbiamo toccato ieri il nuovo stato, è solo oggi che vediamo la vera Norvegia. Sebbene la pioggia non ci vuole abbandonare, vediamo la sua bellezza più pura nei boschi, nei laghi, nei fiumi, nei torrenti e nei mari. Ogni angolo porta ad un panorama nuovo e unico, a cui non si può rimanere che a bocca aperta. Durante il tragitto conosciamo due olandesi in sella a dei cinquantini vecchi come il cucco. Prima li superiamo, poi inizia un forte acquazzone così ci fermiamo a lato della strada sotto ad una tettoia di un edificio disabitato. Dopo poco passano anche loro di lì e decidono di fermarsi, ma uno dei due scivola sulla ghiaia e porta la moto giù con sé. Pisel l’aiuta a risollevarla e scopriamo che sono venuti col traghetto dall’Olanda per visitare la Norvegia.

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Cessa di piovere. Ci rimettiamo in cammino e nel pomeriggio si susseguono solo panorami da togliere il fiato. Vediamo anche un ghiacciaio.. Interminabilmente bianco. Pensavo fossimo sbucati già sull’Himalaya. Laghi ghiacciati immobili, lastre di neve altissime, oltre i 3 metri.. un inferno di ghiaccio stupendo. Siamo al settimo cielo. “Ma dove cazzo siamo?!”, ci siamo chiesti più volte. Sento molto freddo.. Anzi ho letteralmente le mani e i piedi congelati, ma la mia mente ora è come sbalordita dalla grandezza di quel posto. Scesi più a valle, dormiamo in una campagna vicino a dei pastori con le caprette. Qui scorgiamo un cerbiatto a pochi metri da noi.. Rimaniamo immobili per guardarlo bene mentre lui scappa saltellando tra i fitti alberi della foresta.

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Il mattino dopo alziamo il sedere dalla tenda molto presto mentre il cielo non promette nulla di buono. Prendiamo un battello per attraversare i fiordi, e proprio qui conosciamo un signore norvegese, che viaggia con la figlia, e ci consiglia assolutamente di visitare Preikestolen. Decidiamo così di scoprire questa falesia di granito altissima, più conosciuta come Pulpit Rock, che termina a strapiombo sul mare. Caricati i bagagli in groppa a Pisel (il mulo) ci incamminiamo. La strada è ripida e sassosa, tutta in salita. Lungo il cammino incontriamo inglesi, spagnoli, italiani, cinesi, giapponesi, la gente viene da tutto il mondo per scalare questa montagna. Dopo una lunga fatica, iniziamo ad ammirare laghetti celesti, incantevoli cascate e ampie vedute del fiordo norvegese, finché non giungiamo alla tanto attesa roccia. Non è semplice sporgersi per fare una foto, lo strapiombo è notevole, ma la vista da lassù è uno spettacolo. E giù giù giù.. si vede il blu del mare.

 

Non ce l’aspettavamo ma anche la discesa ci fa sudare parecchio, così prendiamo la saggia decisione di farci una doccia calda. Dopo un lungo giro in vari Hotell, dove ci chiedono minimo 1000 corone norvegesi a notte, troviamo un camping tranquillo dove ci rifugiamo in un vecchio e cigolante caravan.

Il giorno seguente tiriamo verso Nord seguendo per Bergen, una importante città costiera circondata dalle montagne, anche se molti sobborghi sono situati sulle isole. Prendiamo un sacco di traghetti e ci perdiamo più volte. Finchè alle 17.00 pranziamo con una bella pizza. Alta, condita, speziata, non era male ma ci siamo ripromessi di non mangiarla per un pò perchè abbiamo speso 270 corone norvegesi, circa 30 euro. Prima di sera ci prendiamo cura anche di Zuky, cambiamo l’olio, poi ci laviamo in un torrente e dormiamo.

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La mattina che segue ci svegliamo con calma, facciamo colazione e decidiamo di fare tappa ad un supermercato per fare rifornimento di cibo per il viaggio. Compriamo uova e wurstel. Si prospetta una gustosa frittata.. Ma ancora per poco. Appena fuori dal punto vendita scopriamo che il fornellino non funziona. La benzina sporca di questi giorni ha intasato l’ugello. Rientriamo nel supermarket, ora prendiamo pane, formaggio, tonno e pesche. Soddisfatto lo stomaco, ci fermiamo ad un lago. L’acqua era davvero fredda, ma ci tuffiamo comunque per rinfrescarci. Verso sera troviamo rifugio in tenda ad Erdall. Pisel continua ad autoconvincersi che mangeremo le uova. E infatti abbiamo trovato la soluzione.. E’ venuta una frittata squisita!

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Il giorno dopo il cielo è una nuvola unica, enorme e grigia. Oggi niente crema solare e tuffi al mare. Visitiamo però Trollstigen, la strada dei Troll. Un freddo micidiale ed una nebbiolina mista ad acqua continua a scendere dal cielo, ma forse il paesaggio è ancora più suggestivo così! Durante la giornata ci attraversa la strada uno scoiattolino. Piccolo e velocissimo si sbriga ad attraversare le montagne da un versante all’altro. Non è l’unico animale che incontriamo lungo il percorso. Attraversata la Norvegia alla lunga velocemente, ci inoltriamo presto all’interno di una foresta.

 

Dalla strada a pochi metri da noi scorgiamo un grosso ruminante tozzo e robusto, con il muso allungato e le corna palmate, si è proprio un alce. E’ fermo e ci fissa, proprio come noi. Spegniamo la moto. Scendo per prima e continuo a fissarlo, appena Pisel accende la fotocamera, si allontana dirigendosi verso l’interno del bosco. Ma non troppo, la giusta distanza che gli permette di sentirsi al sicuro e di continuare a guardarci. Ci accampiamo poco più lontano. La foresta è bagnata e c’è freddo, ma riusciamo comunque ad accendere un piccolo fuoco per scaldarci e per mangiare.

 

Dopo quella notte in tenda, sotto alla pioggia finalmente entriamo nel Circolo Polare Artico. Il freddo qui è abbastanza gelido, e anche se è estate c’è la neve, ma il morale è alle stelle! Bagnati fradici, non ci rimane che rifugiarci in un camping in modo da fare una doccia calda ed asciugare i vestiti. Tranquilli nella casetta scorgiamo un ragazzo che incuriosito gira intorno alla nostra moto. Poco dopo lo conosciamo. E’ il nostro vicino di casetta. Proviene dall’Inghilterra ed è di ritorno da Capo Nord. E’ proprio lui che ci da alcuni suggerimenti che cambieranno i nostri programmi per domani.

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Oggi vogliamo arrivare a Nordkapp. Passiamo in mezzo a fitte foreste che col passare dei km si trasformano nei colori e nelle forme. Sembra di vivere in una fiaba. Verso le 22.30 di sera iniziamo a vedere i primi cartelli per Nordkapp. La Norvegia non vuole smettere di stupirci. Adesso esce il sole, ma un sole lieve e opaco che accenna i colori e non li svela del tutto. Le foreste cessano, e tutto intorno a noi ci sono interminabili praterie e verdi colline. L’atmosfera sembra surreale. Dopo alcune gallerie, ci ritroviamo in riva ad un infinito mare indaco. L’acqua è immobile tanto che rispecchia le montagne che la sovrastano. L’emozione cresce. Iniziamo a vedere le prime renne ed alci che trascorrono questa notte in riva al mare. E’ straordinario vedere questi animali liberi nel loro habitat. Arriviamo a Capo Nord alla mezza e attendiamo fino all’una di notte (anche se è sempre giorno) per toccare la punta nord dell’Europa con i nostri piedi (perché da quell’ora è gratis!).

 

 

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