L’arido Desierto de Atacama e il Paso de Jama

Tornati in Cile, raggiungiamo poi un posto unico al mondo. Tra le Ande e l’Oceano Pacifico, sotto un cielo sempre azzurro e senza nuvole, giace proprio il deserto più arido del mondo in attesa della sua fioritura. Ci troviamo nell’assetato Desierto de Atacama. Confrontato con l’arida superficie di Marte dagli scienziati, questo luogo spettacolare si estende lungo la costa per 1600 km attorno ad un’altitudine di 4000 metri.

Lontano dall’essere inerte, però, questo luogo quasi alieno è così ricco di vita ed energia grazie alle sue oasi verdi e alle ospitali culture ancestrali. Saliamo oltre 4.000 metri di altezza in questo altopiano andino alla scoperta di piccoli paesini che mantengono intatte le loro usanze ed in mezzo a scenari incredibilmente estremi. 

 

Lungo la strada primaria, facciamo una miracolosa doccia calda ed inaspettatamente gratis in una stazione di camionisti nel mezzo del deserto. Momento a dir poco memorabile dato che in Cile si paga anche ad andare in bagno! Mangiamo papas e empanadas de queso su una spiaggia bianca piena di famiglie con alle nostre spalle le gigantesche dune morbide del deserto, che grazie al sole, ad ogni ora cambiano colore. Decidiamo quindi di dormire qua, in questo panorama surreale lungo una costa che separa le dune di sabbia da un oceano violento, che con le sue profonde scogliere fa venire i brividi.  E con un intimo e caldo tramonto ci ranicchiamo nei nostri sacchi a pelo, in attesa che dalle alte montagne risbocci un nuovo giorno.

Riapparso il sole ci scaldiamo di nuovo e arrivati nella città di Antofagasta per far benzina e far scorta di cibo prima di attraversare in largo il deserto, rimaniamo confusi e disorientati alla notizia di una tragedia.
Un anziano signore, stuzzicato dalla nostra presenza e curioso di sapere la nostra provenienza, si avvicina a noi.

<<A San Pedro de Atacama?!>>, ripete sconvolto una volta conosciuta la nostra direzione.

<<Es imposible! Todas las carreteras estan cerradas y destruidas por el agua!>>, ci dice ancora.

Nel deserto più arido del mondo? L’acqua? Ma se gli scienziati lo paragonano a Marte!?

L’uomo ci comunica a malincuore che il deserto più arido del mondo si è trasformato in un’enorme lava di fango. Nel luogo più secco della terra, in pochi giorni, è piovuta una quantità di acqua che ci si aspetterebbe solamente in 10 anni. Il violento diluvio ha causato l’esondazione di diversi torrenti, distrutto strade, travolto auto e causate vittime e dispersi proprio a pochi chilometri da noi e fino al confine con l’Argentina tutte le strade che attraversano il deserto sono distrutte.

Si avvicina anche un fiorista che ci conferma l’amara faccenda, poi il gestore del parcheggio, e pian piano attorno a noi si raduna una decina di vecchietti che, curiosi e gentili, vogliono un pò aiutarci e un pò dire la loro puntando il dito sulla nostra mappa cartacea. Si aggiunge anche un poliziotto al quadretto, il quale gentilmente fa una telefonata per sentire informazioni sulla situazione attuale ma, che purtroppo, non ci chiarisce tanti punti di domanda. Ricerchiamo, più tardi in biblioteca, maggiori dettagli sul sito della viabilità nazionale ma alla fine veniamo solo imbrattati da terribili video di acqua e fango che portano via tutto. Decidiamo pertanto di proseguire per la nostra direzione e accertare con i nostri occhi la condizione della rete stradale.

E a nostra sorpresa tutto è di nuovo aperto alla circolazione. Completamente stravolto è, però, ora il paesaggio desertico. Crepe sull’asfalto e fango secco scagliato a lato strada. Ancora spaventati dall’accaduto e preoccupati per i tanti dispersi, la notte ci rifugiamo in una cabaña a Calama. Il mattino seguente, invece, con un’immagine ora stravolta della città di San Pedro de Atacama, ci tocca dire addio al deserto. Così salutiamo per sempre il Cile e ci addentriamo nuovamente in Argentina tramite un valico di montagna. Non prima però di fermarci davanti ad alcune formazioni geologiche di pietra e sabbia che ci colpiscono. Come modellate nel corso dei millenni dal vento e dall’acqua, le rocce disegnano un paesaggio lunare dalle forme inverosimili di colore rosso e rosato. Siamo nell’incanto irreale della Valle de la Luna.

Alle nostre spalle ormai la piccola oasi di San Pedro si allontana insieme alla terra arida dai toni caldi del deserto, lasciandoci soli su una lunga strada retta, senza fine, che attraversa le vette andine innevate. Poi la via si perde silenziosamente lungo il cordone montuoso dove già tantissimi lama e alpaca con i ciuffetti colorati pascolano di fianco a noi. Qui sono condensate ormai migliaia di nuvole, che non riescono, però, a nascondere l’altissimo vulcano Licancabur con i suoi 6000 metri di bianco splendore. Siamo sulle soglie del Paso de Jama.

Da qui si apre un susseguirsi di montagne, le cui punte sembrano spolverate di zucchero a velo, poi colorate di fiori, poi dopo tante curve e tornanti appaiono laghi glaciali contornati da ciuffetti di erba color giallo acceso. Tocchiamo i 4800 metri d’altezza dove l’aria è povera di ossigeno e il freddo pungente.

Un cielo aperto dal blu intenso sull’altopiano andino ci inebria la vista con le sue saline infinite e le lagune di acqua blu turchese punteggiate da fenicotteri rosa. Continue allucinazioni si ripetono davanti a noi. Un centinaio di pecore ci attraversa la strada mentre il pastore da lontano ci saluta con la mano. Poi tutto d’un tratto, a nostra sorpresa, ci appare un’immensa distesa bianca che supera ogni immaginazione. Un bianco abbagliante che scinde nettamente il blu del cielo fino all’orizzonte.

Eccoci a le Salinas Grandes, che con i suoi 6000 km diventa il terzo deserto salato più grande al mondo. Dormiamo per l’ultima notte in Argentina di fianco al letto di un fiume mentre il cielo diventa buio e tuoni non troppo lontani echeggiano nella valle. Dopo moltissimi tornanti tra altre montagne verdi e frastagliate notiamo i lineamenti dei volti che iniziano a cambiare. I tratti sono sempre più marcati. Il confine è vicino.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *