La regione de Los Lagos e la Patagonia cilena

Dopo un mese di volontariato nella comunità-villaggio di Colliguay ci trasferiamo nella città portuale di Valparaíso. Tra banchi di pesce, edifici coloniali, murales e graffiti dai colori sgargianti, scopriamo un Cile colorato e decadente, e anche definitivamente più affollato e chiassoso della valle. Dopo una prolungata attesa che affrontiamo saggiamente mangiando tanti cibi della cucina tradizionale cilena come le humitas, pasta di mais condita a piacere e avvolta nella stessa foglia, finalmente, e con un bel mese e mezzo di ritardo, Zuki arriva al porto.

Il giorno che ci accompagnano al magazzino per ritirare la moto, tuttavia, ci informano che l’agenzia ha sbagliato a trascrivere un numero nelle pratiche. Ci sale per un attimo un attacco di pane (come direbbe Maccio Capatonda). Poi ci dicono che dobbiamo ritornare il giorno dopo. E così ci aspetta un’altra mezza giornata nei magazzini ad attendere, ma alla fine, con nostra smisurata emozione, la sera alle 6 rivediamo Zuki. Il viaggio riparte! Ovviamente la prima notte ci fermiamo a dormire in un motel dato che solo nell’allontanarci dalla città è calato il buio e alla mattina ci svegliamo con delle urla che sembra di essere in un film di Rocco Siffredi.

Nei giorni successivi ci aspetta una lunga strada attraverso la regione de Los Lagos, uno di quei posti di cui ci si innamora a prima vista. Montagne con ricche foreste si riflettono su questi bacini di acqua dolce color cobalto che ci lasciano a bocca aperta; qui dove sono ancora forti e vive le tradizioni coloniali che non smettono di rafforzare quell’eredità culturale cilena che ancora oggi tanto ci meraviglia.

Giungiamo sulle coste di sabbia nera del lago Villarrica, ma a causa del maltempo non riusciamo nemmeno a distinguere il vulcano tra le nuvole. Qui però veniamo distratti dalle botteghe artigiane del paese dove la curiosa cucina autoctona mapuche si fonde con la dolcezza dei dessert dei coloni tedeschi. Che bontà il kuchen! Dopo aver riempito bene i budelli anche con empanadas de pino e pan amasado, scoppia un tremendo acquazzone che andrà avanti per ore, così belli inzuppati e gocciolanti ci rifugiamo nella piccola casetta di legno di una famiglia cilena.

Il giorno successivo sostiamo un pò lungo la costa del grazioso Puerto Varas per prelevare qualche pesos cileno, poi iniziamo a percorrere la Carretera Austral, una strada che attraversa la Patagonia, conduce verso piccoli borghi andini e offre infiniti chilometri di bellezze naturali del sud di questo mondo. Prendiamo immediatamente 2 traghetti, dove conosciamo anche un argentino e 2 cileni in moto. Ci si presentano in successione dei piacevoli paesini collinari con case colorate affacciate sulla costa del mare, poi ci immergiamo nell’incontaminato verde. Tra asfalto e sterrato serpeggiamo in mezzo ad una incredibile foresta di alberi millenari, con foglie titaniche, magiche cascate ed particolari uccelli dalle sfumature insolite. Rimaniamo incantati davanti alla bellezza di questo paesaggio puro avvolto incantevolmente tra i vulcani e la natura selvaggia di questa piccola penisola inviolata. Con il cielo carico di nuova pioggia sulle nostre teste, troviamo verso sera lungo la strada sterrata un buco tra le piante che ci porta in un magico spiazzo tranquillo in quella che sembra proprio una foresta pluviale. Ci sono tante zanzare, siamo a stomaco vuoto ma totalmente al settimo cielo!

Al risveglio percorriamo tanta strada sterrata e asfaltata a tratti, prendiamo un bel pò d’acqua, ma vediamo gran bei posti tra i tornanti di una montagna dalla cima innevata. Nel pomeriggio ci fermiamo in una piccola tavola calda a mangiare qualche panino e alla sera ci accampiamo sotto ad un immenso albero centenario che ci protegge dal vento, ma non dall’abbaiare di un cane tutta la notte. Non siamo gli unici visitatori stanotte qui, infatti, e alla mattina salutiamo i vicini.

Prossimo step: dogana argentina!

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