La magica Tierra del Fuego e il canto del ghiacciaio

Procedendo la nostra discesa verso sud ci rechiamo a El Calefate, una bella cittadina al confine con il campo di ghiaccio patagonico e che guarda orgogliosa al suo lago azzurro. Qui acquistiamo qualche provvista e facciamo visita al ghiacciaio Perito Moreno, un altissimo fronte di ghiaccio che nasce direttamente dalle vette andine, si dilunga per sterminati chilometri per poi finire a picco sulle acque di un lago che riflette i colori del cielo. Lo spettacolo è davvero difficile da descrivere a parole. Un mostro di ghiaccio bianco che vive ed avanza. Qui la forza della natura zittisce e colpisce per il suo silenzio, e al contempo intimorisce un pò per il suo rumore. Prima uno scricchiolio acuto, poi un rimbombo tonante. Ed un enorme frontone di ghiaccio si stacca e precipita nelle gelide acque, lasciandoti per un attimo smarrito nei tuoi pensieri. Un iceberg si forma e crea un’onda sonora attorno a te. Come un lamento. Quasi un canto melanconico.

La sera dormiamo dietro ad una collina a lato strada apparentemente riparati dal vento, però a nostra sorpresa questo cambia direzione nelle ore buie, così la tenda finisce per ballare tutta la notte e sembra costantemente sul momento di squarciarsi. Oltretutto, nonostante indosso una giacca anti-acqua, più scendiamo verso sud, più trovo difficoltoso raggiungere la temperatura perfetta per addormentarmi in tenda, e mi capita perciò frequentemente di svegliarmi. Alla mattina scopriamo di non essere volati via. Usciamo dall’Argentina e rientriamo in Cile per un tratto di strada che va verso sud.

Quaggiù in Patagonia, oramai la nostra media è di una dogana al giorno, per cui non è più quella sensazione di “oddio, devo comportarmi normalmente senza dare sospetti, hanno delle pistole qui”. Pertanto durante i “severi” controlli doganali, ci sentiamo quasi come in fila al supermercato, però senza empanadas in mano. E a Davide scappa dichiarato che trasportiamo qualcosa di illegale.

<<Tienes semillas?>>, ci domanda l’ufficiale incaricato.

<<No!>>, replichiamo simultaneamente.

<<Alimentos frescos?>>, continua interrogando.

<<No!>>, rispondiamo ancora.

<<Frutas?>>

<<Ma si, dos bananas..>>, risponde Davide francamente e con un gesto spontaneo della mano che esprime leggerezza, come se fossero 2 fazzoletti di carta.

Così un altro ufficiale, col suo fare da sbruffone, ci richiama con un cenno dell’indice, a mò da “vieni aquì, amigo, che facciamo i conti”. Ci comunica che è costretto ad ispezionare le borse per confiscarci la frutta. Alla fine quando scopre che le banane sono addirittura 4, non vi racconto la sua faccia. Così guardo il tipo negli occhi sorridendo.

<<Puede mangiarle aquì, por favor?>>, gli chiedo innocentemente.

Il ragazzo indossa i suoi occhiali da sole in stile modello per le selezioni come baywatch, anche se non c’è sta un raggio di sole nel giro di chilometri.

<<Ok, pero aquì y dame la basura!>>, risponde un pò colto alla sprovvista.

Così con il sorriso sotto i baffi e sotto custodia, ci gustiamo le nostre 4 banane importate dall’Ecuador (e che probabilmente importano anche in Cile) mentre l’ufficiale ci controlla. Una volta allungate le bucce gialle ringrazio e possiamo finalmente entrare un’altra volta in Cile.

Raggiungiamo la piccola cittadina pittoresca di Puerto Natales, dove tantissimi gabbiani svolazzano sopra il suo grande molo nebbioso. Qua decidiamo di rilassarci una giornata nella calda casetta in legno di 2 premurosi signori cileni, i quali, nonostante i nostri molteplici tentativi sovversivi falliti, sono ancora convinti che veniamo dal lago di Garda. Ed il mattino seguente, belli riposati e profumati, prendiamo un traghetto che ci porta infine nell’incantevole Isla Tierra del Fuego. Il suo nome, come mi disse una sera la Señora Liz di Colliguay, deriva dalla storia e leggenda secondo cui l’esploratore portoghese Magellano navigando vicino alla costa di queste terre gelide per la prima volta notò il fumo di tantissimi fuochi accesi dagli indiani Yámana, allora lì nudi per scaldarsi. Rientriamo quindi in questa terra gelida argentina e dopo un giorno su una strada sterrata e polverosa affacciata su una costa collinare che abbraccia il mare glaciale, distinguiamo ancora una volta limpide montagne verdi in lontananza. Laggiù si può già scorgere la nostra destinazione più estrema. Siamo a Ushuaia, la città alla fine del mondo.

Davanti ai nostri occhi appare una grande baia che, costeggiata da elevate vette, si affaccia sulle acque del canale Beagle. Appena arrivati ci buttiamo subito in una nuova avventura. Saliamo su un catamarano per circumnavigare le isole a sud di questo mondo e nell’attesa ci offrono anche una mappa dell’isola e una cioccolata calda. Siamo già in mezzo al mare blu quando sopra le nostre teste tantissimi cormorani imperiali e condor spiegano le loro ali e sfiorano le cime innevate dei monti andini.

Avvistiamo maestosi e giganteschi leoni marini dal manto marrone, tantissime foche stese sulle rocce ed un’enorme orca. E dopo mezza giornata ecco che la nave si accosta ad un’isola più distante dalle altre e si ferma sulla sabbia della riva. Non crediamo ai nostri occhi. Migliaia di bellissimi e divertenti pinguini ci stanno guardando. Sono talmente carini e buffi che non riesco a smettere di sorridere. Ho le farfalle nella pancia. Nonostante li avessi visti tante volte in televisione, vederli coi miei occhi è un’emozione fortissima.

Sono perlopiù pinguini di Magellano e qualche Gentoo con i loro cuccioli, che in soli 6 mesi necessitano di cambiare il piumaggio per diventare pinguini waterproof e sopravvivere all’inverno freddo. Sono bianchi e neri ed alti circa 70 cm. Non sono per niente intimiditi dalla nostra presenza ed i piccoli si avventurano goffamente in acqua per la prima nuotata della loro vita, spinti senza tanti complimenti dai genitori a colpi di becco.

Davanti a tanta bellezza restiamo senza parole. Sono uno spettacolo! Sento una immensa felicità seguita, tuttavia, da un’altra strana sensazione. Chiudo gli occhi per trattenere una lacrima. E dentro di me desidero solamente che queste splendide creature non siano solo un lontano ricordo per i nostri prossimi.

Abbiamo raggiunto la nostra più estrema destinazione nel sud del mondo. Da qui in giù soltanto un’inospitale terra immersa nel mare dell’estremo del Polo Sud. Là lontana solo un’unica regione più grande dell’Europa; più soleggiata dell’Australia e più deserta del Sahara. Più giù soltanto un posto al mondo: il meraviglioso continente bianco, l’Antartide.

Dopo 2 giorni a zonzo nella baia, siamo pronti a ripartire. E per la prima volta in questo viaggio abbiamo un nuovo punto estremo come destinazione finale: Alaska!

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