La lunga traversata verso Alice Springs

Dopo un’altra sosta dal meccanico per controllare la catena di Zuki, ci dicono che il motivo per cui ciocca tanto è che ci sono due spots sporchi ma che non si deve cambiare. Di nuovo ci dirigiamo verso il Northern Territory, stavolta all’insegna della città di Alice Springs. Le due settimane in cui siamo stati fermi per la moto ci hanno fregato, e ora la wet season é alle porte. E’ da 2 giorni, difatti, che becchiamo l’acqua: a volte solo pioggia leggera, a volte ci ritroviamo inzuppati sotto un bell’acquazzone e, proprio ieri, vicino a Duaringa ricomincia persino a piovere all’ora di cena mentre corriamo per far scaldare i noodles sul fuoco. Dopo giorni di temporali e nuvole nere minacciose, ci svegliamo, come al solito, in una gigantesca pozzanghera piena di fango, disfiamo la tenda ancora fradicia mentre un canguro ci guarda e mangia.

Subito dopo verso Rockhampton ci godiamo finalmente qualche schiarita, e al contempo ci lasciamo alle spalle la foresta tropicale. É giunta l’ora di esplorare il deserto. Dopo tantissima strada iniziamo a vedere la vegetazione diradarsi sempre di più fino ad apprezzare di nuovo panorami desolati su distese sempre più rosse quanto povere. Siamo di nuovo sul confine del Northern Territory e percorriamo ancora una strada sterrata di 600 km.

Poi posto nel cuore arido del continente australiano e con i suoi orizzonti arroventati dal sole, senza addentrarci passiamo vicino al Simpson Desert. Un luogo extraterrestre, remoto e all’apparenza disabitato, ma che si è abituato nel tempo anche alle sue inospitali caratteristiche. I suoi milioni di cespugli spinosi che ricoprono le vaste distese di sabbia rossa ne sono un esempio. Pullulante anche di uccelli e punto di ritrovo privilegiato da cammelli, dingo e conigli, questa distesa desolata riserva sempre sorprese. Ancora nuvole buie cariche di pioggia, infatti, ci inseguono. Vedere, tuttavia, una tempesta nel mezzo di una steppa deserta ha sorprendentemente il suo fascino controverso. In lontananza riusciamo a cogliere tifoni d’aria e queste immense nubi nere che riversano una gettata d’acqua su alcune terre ancora a noi lontane. Mostri giganti neri carichi di energia, spettacolari e quasi tenebrosi. Non è solo l’imponenza di questo fenomeno quanto la sua importanza a sorprenderci. E’ proprio dopo queste violente e rapide tempeste di pioggia che tra queste scoscese montagne e tra la terra arida sbocciano intrepidi fiori selvatici e distese di erba spinosa. Immaginate un giorno di pioggia alle soglie dell’inferno. In un luogo secco, in una steppa spoglia e arida, calda e inaccessibile. Immaginate quanto la terra che ci sembrava morta, secca e inospitale risucchi tutto quello che può in poco tempo, come se stessimo succhiando dalla cannuccia la nostra granita preferita in un caldo pomeriggio estivo. Ed ecco lì quello che chiamavamo deserto inabitabile, lì c’è ora una rada ma tenace vegetazione nonché poi animali. La Terra è così potente. Anche dal nulla, dal secco più sterile può nascere qualcosa. Basta così poco ed eccola lì, la vita. Stiamo lì ancora un pò ad ammirare quelle stupende alture rosse e verdi che si stendono fino all’orizzonte.

Facciamo benzina ad Hamilton, un piccolo paesino composto da 2 case. Sulla nostra mappa c’é segnalato anche un benzinaio qua. Lo cerchiamo mentre qualcuno, incuriosito, si sta già avvicinando a noi.

<<Ehi mates, where ya comin’ from?>>, domanda il giovane uomo col suo slang australiano accentuato dalla birra che tiene in mano.
<<From Winton>>, risponde Pisel. <Do you have petrol?>, continua.

L’uomo va subito a chiamare rinforzi. Dalla casa esce un signore anziano armato di tanica e beccuccio. Ed é così che inauguriamo il primo rifornimento nel deserto mentre chiacchieriamo su cosa ci aspetterà. La sera stanchi e con i sederi piatti dopo il lungo off-road, piantiamo la tenda su una collina rocciosa con qualche arbusto spinoso e in lontananza, mentre cuciniamo, incrociamo qualche mucca sulla strada verso casa. Al risveglio, dopo una notte afosa, usciamo dalla tenda aspettandoci già un sole ardente ma ci accorgiamo che siamo sotto una cappa. Il forte vento ha spinto le nuvole fino a qui, sopra le nostre teste iniziano a rivedersi nubi cariche di pioggia e lontano c’è già qualche rovescio. Smontiamo la tenda di corsa mentre cadono le prime gocce, ma facciamo in tempo a sfrecciare veloce per superare il mal tempo, appena prima che tutto si trasformi in una lava di fango.

La catena ovviamente non ha smesso di cioccare lungo il percorso ed oggi addirittura Zuki va giù di giri nuovamente. Mentre Pisel amareggiato incoraggia la moto ad avanzare aprendo e chiudendo violentemente la manopola del gas, io mi reggo forte alla moto mentre saltelliamo sulla strada un pò ghiaiosa e a tratti sabbiosa, chiudo gli occhi, stringo i denti e spero solo che non ci lasci qui, ma che resista ancora fino alla città. Di nuovo sotto il sole cocente, facciamo benzina in un piccolo paese aborigeno dove ci fermiamo anche a bere un succo di mela gradevolmente gelido ai nostri palati! E dopo 2 giorni faticosi su strade sterrate nel nulla, arriviamo col fiato sospeso finalmente ad Alice Springs nel primo pomeriggio. Mentre io faccio un salto in banca per alcune commissioni, Pisel cerca immediatamente un meccanico per cambiare almeno la catena. E la sera finalmente doccia e cena, non in scatola!

 

 

Mentre attendiamo l’appuntamento col meccanico per l’arrivo della nuova catena, ci aggiriamo nel West MacDonnell National Park. Al di fuori della piccola città, che risiede tra monti rocciosi di un rosso vivido, visitiamo anche i siti archeologici rimasti dalla civiltà aborigena degli Arrernte, i quali hanno vissuto nel deserto centrale australiano per più di 50 000 anni. Tra le montagne si reggono anche rocce in cui il ferro gioca con i minerali fino a formare diversi strati multi-colore. Giallo, rosso, viola, marrone, bianco, frammenti di tutti i colori da cui questi popoli prelevavano la tintura e si dipingevano i visi durante le cerimonie. I frammenti ocra vennero poi col tempo anche impiegati per uso medicinale, per proteggere il legno dalle termiti e per commerciare con gli altri clan. Ci addentriamo anche ai piedi di precipizi che rivelano sorprendenti gole scavate nel terreno e dove si sono preservate fino a noi calde acque termali.