Gibb river road & Kakadu national park

Entriamo nella Gibb river road! Ci mangiamo i primi 420 km incontrando wallabies, una specie di canguro di piccola taglia, e mucche dalle orecchie come Dumbo e la gobba da cammello. Ad ogni chilometro il paesaggio cambia completamente: a volte sembra di essere nella savana africana con qualche baobas, altre in un deserto roccioso, altre ancora in una verde terra cambogiana. La sera, però, prima di montare la tenda, nell’aprire il borsone notiamo il misfatto. La lunga e difficile strada sabbiosa non ha messo a dura prova solo noi e Zuki. La sacca, infatti, imbarca olio, i sacchi a pelo specialmente ne sono intinti ben a modo. Tutto l’olio rimasto che ci portavamo dietro da Perth per cucinare é finalmente finito!

Il mattino seguente percorriamo altri 220 km, attraversiamo 2 guadi di fiume e giungiamo a El Questro dove pranziamo, facciamo il pieno e ci accorgiamo che purtroppo Zuki sembra molto stanca oggi: quando accelleri, il motore va giù di giri. Al mattino ci rilassiamo al lago Argyle, il secondo lago australiano per grandezza, e nel pomeriggio lasciamo per sempre il Western Australia per entrare nel Northern Territory.

Dormiamo nel Gregory national park dove il giorno seguente incontriamo anche 3 asini selvatici. Ecco chi faceva quella cagnara la notte! Giunti nella cittadina di Katherine ci concediamo il lusso di un motel e una vasca calda. Il giorno che segue giungiamo a Edith falls dove un fiume che scende a cascata dalle rosse montagne ha creato tre magnifiche piscine naturali. Scaliamo le montagne e ammiriamo la vista da lassú poi dopo la discesa belli sudati ci tuffiamo. Dopo aver rischiato per la seconda volta di rimanere a piedi a causa di una stazione di benzina non funzionante, giungiamo nel Kakadu national park dove ammiriamo da subito la prima foresta verde dall’alto di una montagna e poi ci perdiamo nei sentieri del grande parco alla ricerca dei coccodrilli. Tutta la mattina sudiamo con le tute da moto sotto il sole australiano ma dei coccodrilli nessuna traccia. Addirittura troviamo a malincuore un percorso chiuso con un cartello che ci avvisa: “Do not enter. Shooting in progress“.. Non ho parole.

Intorno a mezzogiorno esce un sole bestiale e cuocente che picchia sui nostri cappelli pieni di sudore ma non vogliamo mollare. Non vogliamo lasciare il parco prima di aver visto un coccodrillo. Risaliamo quindi costeggiando il fiume East Alligator e ci addentriamo in un sentiero apparentemente bruttino vicino alla strada senza troppe segnaletiche. Siamo immersi in una marea di piante tropicali a foglia verde lunga talvolta palme e canneti. Appena all’entrata siamo travolti da tantissime farfalle colorate che neanche mi ricordavo cosa fossero. Sorridenti e incuriositi ci dirigiamo avanti, sentiamo tanti versi che però non sembrano provenire da uccelli. Poco più in là Pisel si ferma e si gira verso di me e guardandomi emana suoni di stupore. “Guarda in sù” mi dice. Alzo la testa in aria e non credo ai miei occhi. Come non avevo mai visto così tante farfalle in tutta la mia vita, non avevo visto neanche questi altri animali. Intorno a noi tante piante alte e un’infinita popolazione di pipistrelli. Questi topi volanti emettono suoni esilaranti e nel sentirci camminare schiacciando le foglie lungo il sentiero, iniziano ad agitarsi. Ci fissano tutti, si iniziano a muovere, alcuni svolazzano in gruppo, altri saltano di qua e di là. Non credo che ne vedrò mai più così tanti in vita mia. Proseguiamo allora lungo questo sentiero con sopra le nostre teste questi animaletti neri finché non arriviamo a toccare la sponda del fiume. Ci troviamo nuovamente la strada sbarrata. Un cartello ci indica di non proseguire lungo quel sentiero per la nostra sicurezza altrimenti ci potrebbero essere sanzioni. Pisel lo scavalca, fa appena 5 metri per avvicinarsi al fiume.

Non faccio in tempo a esprimere frasi moraliste per richiamarlo sul giusto sentiero che mi inizia a fare segnali tipo codice mors con le mani seguiti da delle smorfie della faccia che non emettono alcun suono e lo seguo senza esitazione. Mi avvicino velocemente a lui cercando di essere più leggera di una piuma per non farmi sentire. Davanti a me solo l’acqua sporca del fiume, Pisel continua ad indicarmi col dito l’altra sponda. Eccoti finalmente! Un coccodrillo sta prendendo il sole tranquillo in mezzo al fango, un’altro ha solo la testa fuori e di altri 3 più grossi vediamo solo le corazze a fior d’acqua che si muovono. Fantastico! Li avevo visti solo su National Geographic questi animali, ora li vedo dal vivo con i miei occhi. E non in uno zoo, a casa loro, liberi. Finalmente felici salutiamo i coccodrilli, i pipistrelli e tutte le farfalline e dopo altre 2 orette in moto ci accampiamo con la tenda lungo un altro fiume su uno spiazzo di terra dove ad ogni ora passano famiglie di canguri a salutarci. Anche qui scorgiamo un coccodrillo con il testone appoggiato su un tronco fuori dall’acqua che nel vederci si rituffa. E termina così la nostra serata fortunata finendo le scatolette di frutta dolce sciroppata che pare di mangiare caramelle. Domani direzione Darwin dove cercheremo di soccorrere Zuki che dopo tutti questi giorni di duro sterrato sta pisciando olio da qualche guarnizione del motore. Non un buon segno!

 

 

 

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