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Verso l’estremo Occidente: destinazione Portogallo

Francia, Spagna, Portogallo e Svizzera: 4 stati, 6600 km, 16 giorni, 800 euro in due

Finalmente era giunta l’ora di partire e di riempire quelle pagine di diario da tempo vogliose di assaporare nuove avventure e vedere panorami mozzafiato. L’obiettivo di questo viaggio era di raggiungere l’estremo Occidente dove si pensava tristemente finisse il mondo. Storia e miti a parte, oggi con la consapevolezza di una terra tonda ci incamminiamo in questa per noi nuova avventura. Abbiamo imposto poche ma indispensabili regole per poterci godere al meglio il viaggio: zero autostrade, dormire in free camping il più possibile, gustare i cibi locali, farci consigliare dalla gente del posto i luoghi must da visitare assolutamente.

marmotta

Tutto ciò per immergerci perfettamente nella natura, nella cultura e nella vita di un popolo straniero. Quella mattina ci svegliamo prima dell’alba, poiché da Mirandola, in provincia di Modena, avevamo molta strada da fare prima di giungere al confine francese. Attraversiamo velocemente le strade trafficate dei centri città italiani e arriviamo in breve a Queyras, in Francia, passando per il colle dell’Agnello, dove incontriamo una serie di montagne verdissime popolate da migliaia di marmotte fischiettanti. È però ad Auch che incontriamo la prima avversità, quando verso il calar del sole ci accingiamo a trovare un posto nascosto per la tenda, finendo per fare un cascone in moto e romperne la pedanina di appoggio e un pezzo del manubrio. Non ci siamo demoralizzati, anzi lì per noi è iniziato il vero viaggio, la nostra avventura.

 

Vivere questo sogno voleva dire non voltarsi indietro a guardare alla comodità e alla sicurezza. Abbiamo proseguito quindi per oltre 600 km tra le montagne francesi, dove verde e roccia si mescolano a meraviglia, rischiando ben 2 volte di rimanere senza benzina perché lì nel weekend i self-service accettano solo carta di credito. E’ però grazie a due gentili signori francesi che siamo riusciti a proseguire.

 

Il secondo giorno arriviamo in Spagna, dove ci accolgono altissime vecchie e grigie palazzine, non proprio belle, ma l’apparenza inganna. Al di fuori del traffico dell’inquinata città si nascondono distese d’acqua immense di un blu potente che non si può scordare. È l’Oceano Atlantico, un mare freddo e limpido che giunge fino alla terra dei pinguini polari, anche intrepido e sempre in movimento tanto da creare onde gigantesche che si schiantano contro le scogliere a picco sulla distesa blu e dove si immergono i surfisti più affamati. Entrati a Bilbao, ci siamo imbattuti in una sensazione ancora nuova per noi: dal sapore sconfinato di libertà alla più misera impotenza.

 

In questo viaggio passi dal sentirti grande o piccolo in un battito di ciglia: prima sei super felice e brindi con un calice di vino e dei tapas perché hai appena messo piede nel nuovo stato e un attimo dopo ti accorgi che nessuno ti capisce anche quando domandi una “map of Spain” in un’agenzia turistica. Eravamo infatti alla ricerca di una cartina della Spagna, finchè non ci perdiamo per l’immensa e caotica città. Il sole stava calando e si imbatte addirittura un acquazzone, così ormai bagnati fradici decidiamo di rifugiarci in un hotel di periferia.

 

La mattina seguente ci rilassiamo sulle spiaggie bianchissime di Torre la vega e nel pomeriggio troviamo un rivenditore Suzuki, dove Pisel chiede nel suo italiano spagnolizzato (anzi diciamo pure italiano), un pezzo di ricambio quantomeno temporaneo, che non avevano se non dopo l’attesa di 4-5 giorni. Proprio in quel momento in cui si salutano, Pisel dice qualcosa che ha evidentemente scaldato il cuore al ragazzo: “..because I would like to get to Portugal“. Il ragazzo si avvicina a una nuovissima moto, smonta la pedanina e gliela cede a un modestissimo prezzo.

pisel pedanina

Verso sera ci laviamo in un ruscello contornati dalla natura e troviamo un posto tra le montagne dove mangiamo con solo le teste fuori dalla tenda a causa di un temporale improvviso, e tra qualche scampanellata di mucca, ci addormentiamo. Il giorno successivo le nuvole non avevano accennato a sparire così partiamo a tutto gas, arrivando prestissimo ad Andrìn, una bellissima playa con una scogliera che cade a picco sul mare ed una al centro staccata dalle altre. Impressionante, da togliere il fiato.

 

Ed eccoci arrivati ad estremo Occidente! Ne abbiamo assaporato il vento dalla cima della costa frastagliata gustando pasta con vongole à l’escabèche prese in un supermercato locale. Erano una favola davanti a quel panorama completamente blu dove non si distingueva la linea dell’orizzonte. Dopo una doccia su una spiaggia, abbiamo trovato una selva tra i boschi selvaggi e verdi dove dormire, dove fortunatamente vi era “vedado de caza“. Procedendo verso il Portogallo, incontriamo un’anziana signora, che incuriosita inizia a farci domande in dialetto portoghese. “De onde vosevèè? .. O que vose está fasendo achì em motocicleta?“. Riusciamo a capire ben poco così alla fine parliamo a gesti.

 

Inseguiamo poi la Playa de la Muerte lungo stradine di campagna tra mucche e pecorelle, dove conosciamo anche alcuni ragazzi che stavano compiendo “el camino por Santiago“. La sera troviamo il nido per la notte fuori Vigo, addentrandoci in un sentiero pericoloso in salita con mille rocce che ci conduce ad un boschetto tra tantissimi rovigli spinosi e altissimi alberi parlanti. Si, perchè durante la notte si sfregavano tra di loro a causa del vento emettendo suoni spaventosi. Sembravano davvero vivi.

 

Finalmente Portogallo, Ponte de Lima. Questo paese ci ha accolto con feste in costumi locali e un caldo afoso tanto che ne abbiamo approfittato per farci un bagno, ma solo dopo aver assaggiato alcuni piatti tipici squisiti. Eravamo talmente affamati che ne abbiamo fatti fuori 3 per la gioia del padrone, che incuriosito si è avvicinato al nostro tavolo. “Obrigado.. obrigado” ci disse più volte contento. La sera festeggiamo la nostra vittoria montando la tenda in un boschetto sull’apice di un monte semidisabitato, dove ammiriamo immersi nel buio miliardi di stelle splendenti. La mattina dopo purtroppo partiamo per il rientro. La moto sfreccia, si piega e il vento ci sorreggeva nelle curve velocissime, passando quindi in breve tempo da un panorama verde montano alle pianure desertiche della Spagna centrale, fino di nuovo ai versanti dei Pirenei, ricchi di ogni tipo di vegetazione dove si possono facilmente incontrare per strada caprette e cavalli.

 

Nel lungo tragitto, arriviamo a Burgos, dove decidiamo imprudentemente di cambiare l’olio. Procede tutto liscio finché non lo rovesciamo su un marciapiede, cerchiamo di rimediare con qualche straccio ma nulla. Qualsiasi motociclista finora incontrato ci ha salutato amichevolmente a modo suo, e non solo, ci è addirittura capitato più volte di fermarci a lato della strada per mangiare o riposare semplicemente un secondo e di sentirci chiedere: “all ok?“. Veramente fantastico. Più di un semplice saluto, una esplicita disponibilità di aiuto. Grande!

Attraversiamo Bezièrs, Orange, Gap..Stanchi del mare e delle spiaggie affollate del Sud della Francia decidiamo di andare a visitare le terre di Heidi in Svizzera passando per le montagne francesi. Dopo molti km di deviazione, cala il buio e cerchiamo in ritardo un posto per la notte, ma tra le stradine sui colli troviamo solo passi di case e cartelli di telecamere con contatto diretto alla Gendarmerie. Ci accontentiamo quindi di dormire in una campagna, qui ci accorgiamo di avere inondato lo zaino di pomodoro a causa della rottura del vasetto in vetro. Attraversiamo la Francia immersi nella natura più sensazionale delle Alpi, proseguiamo fino al Lac du Mont Cenis, un lago di un azzurro turchese acceso che sembrava dipinto con pittura ad acquerello.

jacky

 

Verso sera giungiamo a Bourg-Saint-Maurice e cerchiamo di perderci nei meandri di questa montagna per trovare il rifugio per la notte. Qui troviamo un punto più alto nel verde dove nasconderci, ma dopo esserci accorti che i cellulari non prendevano, decidiamo di dividerci. Pisel in sella verso il paese per mandare alcuni messaggi ed io lì a riordinare tenda e borse. Lui intanto soccorre un francese, che aveva bucato 2 ruote della macchina, e gli da un passaggio per arrivare in paese. Nella discesa il ragazzo infreddolito si avvinghia a Pisel tremando e ripetendo “putain de merde“. Nel frattempo è inoltrato il buio, chiudo anche il libro che avevo iniziato a leggere, e passati 3 quarti d’ora non lo vedo rientrare. Nella mia mente si affollano mille pensieri: cosa è successo? Forse non trova più la stradina? Sarà meglio che prenda le cose più importanti e mi incammini a cercarlo? Assolta nei miei pensieri e con le mani congelate, si avvicina Ralph, un gentile signore tedesco, che si era accampato poco prima di fianco a noi con un furgoncino giallo, e mi domanda se stessi bene e cosa facessi lì da sola. Iniziamo a parlare e mi spiega che dopo un bagno al fiume più sotto, si ferma lì per la notte insieme alla sua donna e al cane. Rispondo che avrei fatto lo stesso ma stavo aspettando purtroppo ancora qualcuno. Intanto finalmente Pisel sta tornando indietro per avvertirmi dell’accaduto, così torniamo giù insieme per sapere come Philip si è messo d’accordo con i soccorsi. Nella discesa di questa buia e tortuosa strada di montagna abbiamo la fortuna di incontrare anche una piccola volpe rossa ed un bellissimo e possente alce, che ci obbliga a fermarci davanti alla sua eleganza. Attraversa la strada saltando da un versante all’altro, ondeggiando quasi danzando in punta di zoccoli. Raggiunto Phillip scopriamo che ha già risolto con i soccorsi quindi andiamo a letto, ripensando a quel susseguirsi di emozioni così forti e contrastanti che ricorderemo per sempre.

 

europa

Willkommen in der Schweiz: finalmente raggiungiamo la Svizzera senza nemmeno una cartina, e troviamo un camping tranquillo a Isère dove passare la notte, dato che la sera precedente non avevo chiuso occhio per il freddo. L’ultima tappa prima del rientro è Derborence, località naturalistica suggeritaci dal padrone del camping, situata sulle alte montagne svizzere. Ci immergiamo in questo verde e fresco paradiso, venendo inondati da una marea di montagne altissime che attraversiamo su una lunga e curva stradina piena di tornanti su gole di massi e divertenti tunnel di roccia con enormi aperture su uno squarcio della montagna. Per completare il quadro non poteva mancare un lago a Derborence, e decidiamo di farci una passeggiata su ponticelli in legno, attorno rami, sassi e funghi di montagna. Davvero carino e un ottimo panorama per concludere la nostra avventura.

4 commenti

  • Fabrizio

    Ho letto questo racconto che ho trovato molto interessante … questo è un giro che probabilmente farò la prossima estate con mia moglie pure noi in moto … farò tesoro di tutto ciò che ho letto !!!

  • Rino Boccolacci

    Complimenti veramente un bellissimo viaggio, anche io o nel cassetto il portogallo chissà che con il mio transalp mi avventuro in solitaria o se trovo qualcuno, complimenti ancora fantastici tanti Auguri!! Rino.

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