Dalla affollata Melbourne fino ai tesori della Tasmania

Qualche giorno dopo aver lasciato Adelaide, imbocchiamo la Great Ocean Road dove possiamo ammirare il gelido mare dai tornanti lungo la strada. Poi fra chilometri e chilometri di scogliere e spiagge pure e incontaminate, lungo il litorale a sud dello stato del Victoria, ancora conosciuto come “costa dei naufragi”, il mare inizia a sferzare senza pietà e a causa delle forti maree che rendono impossibile la navigazione. Qui si sono creati nei millenni i Dodici Apostoli. Un tempo erano grotte ancorate al litorale roccioso, poi divennero arcate scavate dal vento e dalle onde, poi dopo 20 milioni di anni di erosione arrivano ad oggi una serie di maestosi pilastri di pietra calcarea che s’innalzano dall’oceano fino a quasi 50 metri. 

 

Verso sera ci dirigiamo in una foresta per trovare rifugio per la notte. Più ci addentriamo, più la temperatura cala vorticosamente, e i tornanti si infittiscono tra gli alberi finché non raggiungiamo una stradina minuscola e sterrata che, nascosta tra due pini, si dilunga in una rapida discesa dietro il versante. Eccolo il nostro posto per stanotte. Alla fine della strada si vede solo un campo verde che incrocia un’altra super strada in pendenza, che va via giù giù tra le montagne piene di pecorelle e di campi verdi coltivati.

Proseguiamo allontanandoci dalle città e, dopo qualche giorno di relax sperduti tra i versanti di qualche montagna, arriviamo nella grande Melbourne, dove siamo accolti a casa di Jenny e del suo cane. 4 giorni tra le vie affollate del centro, sui tram che portano chissà dove e nei nostri amati mercatini di frutta e verdura che svaligiamo tutti i giorni di prodotti locali, ma soprattutto mango. 4 giorni in cui non sappiamo come vestirci, difatti la città è molto ventosa e famosa per le sue “4 seasons in 1 day”. L’ultimo giorno conosciamo il simpatico Antonio di Milano che ancora non ci crede che stiamo facendo il giro del mondo e ci dice a cuore aperto: <<Ma voi lo sapete che siete dei pazzi? Ma di una pazzia giusta eh!>>.

La notte stessa ci aspettavamo un classico venerdì sera in città in attesa di un traghetto per la mattina, ma non andò proprio così. Mangiamo fuori, giriamo per le strade illuminatissime, prendiamo ascensori e scale mobili, assecondiamo gli ubriachi, finché non decidiamo di star svegli tutta la notte. Alle 4 di mattina, ci addormentiamo sulle panchine del porto e appena sorge il sole ci svegliamo più rincoglioniti di prima. Alle 6.30 ci imbarchiamo con Zuki e alle 9 finalmente la nave salpa. Nonostante la serata bella animata e il solito intontimento post-nottata, siamo super carichi, giriamo tutta la nave in lungo e in largo. 10 piani con sale relax, musica dal vivo, TV maxi schermo, sale giochi e ristoranti self-service. Pranziamo molto presto (fortunatamente) ed intorno alle 2 del pomeriggio veniamo sorpresi da un pò di turbolenza a bordo. E qui iniziano le vere onde. Pensavo di conoscere il vento australiano, quello bello forte, ma mi sbagliavo. Le onde che crea in mare erano davvero micidiali. Metà  equipaggio è in fila al bagno per “sboccare” il pranzo e, dopo un’ora, iniziano ad essere occupate tutte le toilettes a bordo. La maggior parte della gente non riesce proprio ad uscire dai bagni, i più coraggiosi fanno va-e-vieni, altri solo nauseati come me, sopravvivono unicamente con la sicurezza di avere un bel sacchetto vicino. Dopo 4 ore di inesauribile nausea, una voce soave ci comunica: <<Welcome to Tasmania!>>. Non ci credo che alla fine posso respirare e camminare normalmente. Scendiamo al porto di Devonport e ci accampiamo subito su una collina in una pineta che termina con un laghetto e ci strafoghiamo di cibo.

Il mattino seguente conosciamo un gruppo di motociclisti ad un raduno in centro-città, dove facciamo anche rifornimento di frutta locale al mercatino del paese e acquistiamo una confettura di marmellata di lamponi home-made di una bontà indiscutibile. Tornati alla moto troviamo Zuki già accerchiata da una decina di uomini che la fissano.

<<Did you come all the way down from Italy by motorbyke?>> chiede curioso un primo motociclista.

Alla risposta affermativa, tutti si sorprendono e sorridono, poi un altro continua comunicandoci sorpreso di quanta poca roba ci portiamo dietro.

<<It’s even too much!>>, gli rispondo.
<<Where about in Italy?>>, chiede pronto un terzo motociclista.
<<Modena, in the north. Near Mila..>> rispondo, ma non faccio in tempo a finire la frase che una serie di gesticolanza ha già preso piede nel gruppo.

Mi ricordo ancora, a questo proposito, di quando, prima che iniziassi a lavorare come cameriera al ristorante, il nostro caro amico Marco Tassi, mi insegnò un trucco per fare sù più mance.

<<I’m from Modena, the land of balsamic vinegar (guardando la signora seduta al tavolo) and Ferrari (guardando il signore al suo fianco)>>.

E tutti puntualmente rimanevano, non so come, stupefatti. Ma questi motociclisti qua sapevano già il fatto loro.

<<MODINA!!>> esclamano in coro batacchiandosi sulla pancia e sorridendo, finché uno più esperto prosegue: <<Pasta and tortellini!>>.

Finiamo tutti in una risata, anche se non era proprio quello che volevo sentire all’ora di pranzo e con ancora in mano solo un vasetto di marmellata.

Visitiamo la città di Burnie, poi alcuni degli angoli più belli di questa parte nord e abitata, come Table Cape, un tempo solo un lago di lava ed ora uno spettacolare promontorio di origine vulcanica dalla cima piatta a picco sul mare. Attraversiamo tutta la parte nord-ovest della Tasmania fino alla caratteristica Stanley, rinominata “the edge of the world”, una bellissima cittadina di collina piena di casette colorate affacciate sull’oceano.

 

Da lì proseguiamo lungo la suggestiva Tarkine Drive, una strada avventurosa che ci permette di vedere le meraviglie nascoste all’interno della foresta pluviale della Tasmania. Alberi giganti, laghi misteriosi, prati di erba verde pulsante e fiumi gelidi che scorrono veloci fino a valle. Non mancano anche le dune di sabbia e le brughiere costiere. Dal paesaggio sicuramente selvaggio e vario, la Tasmania ci mostra un mondo di tesori naturali tra cui catene montuose, lande brulicanti e una costa frastagliata con lunghe spiagge sabbiose, boschi erbosi e lande costiere. Incontriamo non solo meraviglie naturali ma anche siti aborigeni di grande importanza archeologica. La prova della vita delle comunità aborigene del passato è nei numerosi cumuli di conchiglie, negli artefatti e nelle incisioni rupestri che si trovano qua e là nascosti su questa enorme isola. Luoghi speciali con cui gli aborigeni della Tasmania di oggi hanno ancora forti legami.

Alla sera imbocchiamo un sentiero nel bosco dove troviamo anche un magnifico e surreale posto per accamparci. Sembra di essere nel paese di una fiaba. Tra laghi limpidi che riflettono come specchi, fiumi rapidi e tornanti nel verde tra felci, conifere millenarie e pini, incontriamo sul nostro cammino anche due piccoli vombati, una specie di marsupiali tipici di questa zona. Andando verso sud ci addentriamo in un parco nazionale da togliere il fiato. In una strada bianca non segnalata sulle cime dei monti, col vento nei capelli e in un verde mozzafiato. Discese e salite da paura che ci portano poi verso sera sul letto di un fiume ai piedi di queste alture. Ci accampiamo ai lati della strada lungo un sentiero fangoso in una palude umida piena zeppa di pozzanghere e zanzare, e proprio lì chiudiamo la giornata con un fresco bagno. Ci voleva proprio! Il mattino seguente, dopo aver contato tutte le punture di zanzara, continuiamo sulla strada bianca che tutto d’un tratto diventa asfaltata. Un susseguirsi di curve tra i tornanti di nuovo ci aspetta. E più passa il tempo, più diventiamo sciolti nei tornanti tanto che il para-coppa tocca continuamente l’asfalto a terra. Raggiungiamo anche Queenstown, una città mineraria, e ci accampiamo poco dopo nei pressi di un lago chiamato Bore Lagoon, dove passiamo la sera a tosare Pisel e poi ci tuffiamo in acqua. La mattina, lasciato il bel laghetto, ci dirigiamo verso la capitale Hobart, una città tra colline verdi legate da alcuni ponti sull’acqua. È proprio qui che, indaffarati nei nostri discorsi, sentiamo esclamare da dietro le spalle:

<< Hey guys!! How are you?>>

Ci giriamo e fatichiamo a crederci. Come si può incontrare casualmente due vecchi amici nella capitale della Tasmania? Riabbracciamo David e Audrey, i nostri amici francesi, che lavoravano con noi in farm, a cui raccontiamo carichissimi tutto quello che é successo nel frattempo e che infine salutiamo augurandoci di rivederci ancora. Fuori dalla città ammiriamo di nuovo colline verdissime di pastori susseguirsi ai bordi al confine col mare, che di un blu acceso, poco più giù, fa a lotta col cielo per accaparrarsi l’orizzonte. Ci soffermiamo poco dopo sulle spiagge di Marion Bay e finiamo per campeggiare sempre in una foresta sperduta tra le montagne.

I giorni che seguono visitiamo anche Freycinet Peninsula e Coles Bay sulla costa orientale della Tasmania, che con le loro spiagge paradisiache uniche ci fa rimanere letteralmente a bocca aperta.

Poi proseguiamo ancora su strade sterrate ricche di tornanti sulle montagne del Ben Lomond National Park e una volta raggiunta la cima, ammiriamo il panorama in silenzio. Dopo pranzo, invece, ci fondiamo in città per trovare una connessione wifi e scaricare un pò di materiale fotografico. Giungiamo in una piccola cittadina poco fuori Launceston, dove ci fermiamo un secondo a lato strada per capire dove dirigerci. Pisel scende dalla moto e controlla dove il GPS del cellulare gli segnala una libreria, mentre un anziano che passa in auto di lì mi domanda se ci siamo persi. Purtroppo, però, non sa dirigerci verso una libreria. Proprio mentre mi saluta, un’altra signora anziana lascia la “combricola del pettegulez” e mi viene in contro. Ci dirige verso il centro commerciale dove dice che ci dovrebbe essere una piccola libreria. Passando non la vediamo, così ci fermiamo di nuovo in un parcheggio, dove un altro anziano dai baffi bianchi si avvicina a noi pronto ad aiutarci.
<<Italy? Go Juve!>>, esclama il signore contento.
<<Follow me and I’ll show you where the library is.>> continua.
Una volta arrivati finalmente a destinazione ci invita addirittura a casa sua per una doccia e per piantare la tenda. Pisel troppo modesto esclama simpaticamente:

<<No, we don’t need a shower!>>, e al mio sogghignare l’anziano sorride ed inspira facendo finta di annusare. E la sera stessa, esattamente il giorno prima di prendere il traghetto del rientro a Melbourne, finalmente riusciamo a vedere un vero diavoletto della Tasmania che ci attraversa la strada, mentre un cielo carico di pioggia si sta formando sulle nostre teste ed in lontananza vediamo anche i primi fulmini schiantarsi a terra.

4 commenti

  • Chicco e Irene

    Ciao ragazzi . Siamo vecchi viaggiatori e vi seguiamo fin dall’inizio del vostro grande viaggio . Ogni volta che vi guardiamo ci fate emozionare. Siete grandi e vi vogliamo bene. Continuate così e la vita vi sorriderà sempre.Un bacio Chicco Irene

    • Jackie

      Ciao ragazzi, bellissimo ricevere questi commenti. Ci invogliano a continuare ad aggiornare il nostro sito per condividere la nostra esperienza!
      Un caro saluto!!

  • carla ganzerla

    fantastiche foto! Peccato non poterci fare un bagno in quel mare stupendo… Spero arrivi anche Ale, in Tasmania. Buon proseguimento ragazzi!

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