Da Darwin fino al Queensland

Fin quando non sei in Australia è difficile immaginarsi la distanza che intercorre tra una città e l’altra. Si possono percorrere più di 500 km senza incontrare una casa o un paese. Ed é quindi comprensibile la ragione per cui si fa carico di cibo, acqua e carburante. Riusciamo comunque ad arrivare a Darwin senza le scorte di benzina. Cerchiamo immediatamente un meccanico per la moto a cui chiediamo di cambiare la gomma posteriore ormai bella consumata e di controllare la perdita d’olio, ma dobbiamo attendere..
<<2 weeks?!>>, ripetiamo sorpresi alla risposta dell’impiegato.
Ed è così che iniziamo a visitare la città e i suoi dintorni dove passeggiando per le vie del centro costeggiate da palme tropicali gustiamo prelibatezze locali. Ritroviamo addirittura alcune coppie di australiani e svizzeri incontrati nei parchi nazionali precedenti. Sembra proprio che tutte le strade portino a Darwin!

Non ho ancora avuto modo di parlare del cibo. Gli australiani, a grandi linee, sono amanti di avocado e di tutta la frutta e la verdura biologica in generale, difatti é molto facile incontrare fuori città molte farm che espongono con fiducia i loro prodotti fuori casa in modo che i passanti si autogestiscano nell’acquisto. Ma soprattutto amano il fine settimana riunirsi per un barbecue con gli amici. Non a caso i piatti più consumati sono a base di carne di mucca e di maiale, mentre nella cultura tradizionale indigena di predilige ancora la carne di emu, coccodrillo e canguro, che si può tranquillamente gustare nei ristoranti del centro-città.

Ci fermiamo 2 notti in un campeggio a pochi chilometri dal paese dove non manchiamo al rito settimanale del bbq e beviamo una birra in compagnia di qualche amico che ci spiega le regole del rugby davanti a Broncos vs Storm. Ci abbuffiamo di mango e proviamo dei veri lamington australiani, squisiti dolcetti di pan di spagna immersi in una glassa al cioccolato e poi ricoperti di cocco. La fine del mondo! E conosciamo anche IVE Sophie Team, un gruppo di giovani studenti provenienti da Hong Kong che correrà con un’auto da corsa a solare da Darwin a Adelaide. Sembra che corra metaforicamente dato che andranno intorno ai 70 km/h al massimo, ma in palio c’è un trofeo che sembra ambito da molti e, oltre a ciò, mette in sfida ragazzini da tutto il mondo per una buona causa: un futuro più sano per il nostro pianeta.

A proposito di animali invece, parliamo di chi vive nel Nord Australia. Nella zona di Darwin, come nel resto dello stato, i coccodrilli sono ormai diventati un problema grave, tanto che è assolutamente vietato avvicinarsi alla battigia; e anche le piscine naturali possono essere utilizzate solo in certi periodi dell’anno, quando non ci sono 

alluvioni, e dopo un’accurata ispezione da parte dei rangers della zona. Nei giorni che seguono ci avventuriamo per cui nel Litchfield national park, nei suoi sentieri tra la foresta pluviale e nelle sue fresche cascate e piscine naturali che solo in questo clima tropicale così caldo e umido si possono apprezzare. Incontriamo tanti altri animali, tra cui cinghiali selvatici, un miliardo di diversi tipi di uccelli, formiche culo-limone dal corpo marroncino e verde, ed infine enormi montagne di termiti sparse un pò ovunque alte anche più di 5 metri.

 

 

Il tempo scorre velocemente finchè non giunge il giorno atteso. 2 settimane dopo, finalmente, alle 8 del mattino il meccanico apre la saracinesca del negozio. Siamo parcheggiati già da 10 minuti qui davanti in attesa. È l’ora di Zuki! Ben due meccanici sono al suo servizio, cambiano la gomma posteriore e provano a sistemare il paracoppa con delle viti. Dopo 2 giri di prova, nel primo pomeriggio infine ci ridanno la moto e noi tiriamo subito dritto in direzione Cairns. Scegliamo una strada più breve ma per 300 km sterrata con probabili river crossing. Ci corrono davanti tutto il giorno emu, cavalli, mucche e tori in lotta. Siamo in Queensland, forse uno degli stati più belli dell’Australia. La sera arriviamo a Hell’s gate sporchi di sabbia rossa da cima a piede, compresa Zuki, ma ci dicono che hanno riscontrato problemi con la pompa di benzina. Proviamo e riproviamo, ma non funziona davvero. Ci propongono per cui di sostare la notte a gratis nel loro campeggio. Come dire di no a una bella doccia fresca! Ceniamo con homemade bean burgers nella roadhouse mentre il proprietario della stazione ci chiede sorpreso da che parte arriviamo e ci confessa che é la prima volta che vede passare due in moto di qua. Al risveglio la pompa finalmente funziona, così felici facciamo altri 400 km di strada per arrivare a Croydon, dove sudati e affamati campeggiamo e ceniamo con noodles e salsa di fagioli. La sorpresa giunge il giorno seguente. Arriviamo a Millaa Millaa tra un susseguirsi di tornanti surreali dove si alternano innumerevoli campi verdi che ospitano mille mucche. E finalmente possiamo apprezzare il fresco! Per pranzo facciamo scorta di frutta locale in un negozietto lungo la strada. Spendiamo un pò ma ci gustiamo dei veri mirtilli, mango, saporite fragole, paw paw, ananas, teneri avocado e banane mature che al Coles e al Woolworths, le catene di supermercati più grandi in Australia, se li sognanooooo!

E di nuovo qualcosa di inquietante ci aspetta. Dal deserto del Queensland poi ci spunta all’occhio la vista spettacolare di una vetta in forte contrasto con i colori e gli alberi di eucalipto che la circondano. Incrociandosi sul letto verde di alberi circostanti è un colossale, annerito scompiglio di enormi massi, delle dimensioni di una casa, che sembra una formazione intenzionalmente creata da mani giganti. Le rocce di granito annerite da un tipo di alga verde-blu e di formazione magmatica, si sovrappongono l’una sull’altra, formando labirinti e passaggi segreti tortuosi che penetrano all’interno della montagna. Questa colorazione nera dà alla vetta un aspetto sinistro e proibitivo e caratterizza questo luogo conosciuto come Black Mountains. Leggendariamente associate a fenomeni bizzarri e inspiegabili, è un posto strano, perduto e temuto al tempo stesso anche dal popolo indigeno. Ad aggiungere brividi a questa atmosfera intimidatoria che pervade il luogo, non c’è solo una montagna sede di una buona dose di attività di UFO, ma nella regione si vocifera persino di avvistamenti di strane creature, società sotterranee, luci inspiegabili.. Un solo dato è certo: su queste misteriose montagne numerose persone sono venute per non tornare mai più. Numerose storie anche di cavalli e interi branchi di bestiame che vanno e scompaiono, come ingoiati dalla montagna stessa. Inoltre, l’aria calda che si muove attraverso i passaggi sotterranei e gli abissi caldi crea suoni terribili che sono stati descritti variamente come gemiti e urli, pianti e sussurri. Con un aspetto e un comportamento così insidioso, forse non sorprende che le Black Mountains abbiano una lunga storia di leggende e miti scuri e siano più riconosciute come le “montagne della morte“. I miti aborigeni ci raccontano la montagna come un posto infestato da diversi spiriti maligni e demoni affamati di anime umane. In più a questo clima di paura si aggiunge il brutale massacro di persone aborigene per mano dei coloni europei che si suppone avvenisse in un vicolo all’interno di un burrone. Si tramanda che le loro anime siano ancora qui a urlare vendetta. Se pensate che sia tutto qui, vi sbagliate. Alcuni racconti bizzarri ci raccontano anche di enormi pitoni che non si intimidiscono ad attaccare gli esseri umani. Le “forze maligne” sembrano per di più disturbare anche l’equipaggiamento di navigazione degli aerei che volano nelle vicinanze, che evitano quindi di passare in prossimità della montagna a causa di queste anomalie inspiegabili.

 

Il sabato mattina giungiamo a Cooktown, la città che prende il nome dal grande capitano Cook che guidò la spedizione che doveva cercare le prove dell’esistenza della Terra Australis Incognita, un continente ancora ipotetico situato nell’emisfero australe talvolta indicato come Magellanica. Cook e il suo equipaggio difatti scoprirono prima la Nuova Zelanda e divennero i primi europei a raggiungere la costa orientale australiana. Ma ritornando a noi, è sabato e siamo giusto in tempo per visitare il mercatino! Sulla riva del mare tante bancarelle espongono i propri prodotti alimentari e strumenti fatti a mano. Nel primo pomeriggio di nuovo in sella seguiamo una strada secondaria non segnalata e molto sterrata con tornanti da paura e salite e discese esagerate, ma una vegetazione da togliere il fiato. Apprezziamo i rumori della foresta e i versi dei più strani uccelli, e ci scorrono davanti delle cosette volanti blu. Sono farfalle! Ulysses Blue butterflies le chiamano. Palme da cocco e di banane, liane, tutto é verde e se guardo giù oltre lo strapiombo vedo il blu infinito del mare. Siamo arrivati a Port Douglas!

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *