Cile: la frenetica Santiago e il volontariato nella comunità-villaggio di Colliguay

Dopo un anno nell’incantevole Nuova Zelanda, spediamo la moto nel Nuovo Mondo e un mese dopo, in una serata torrida, atterriamo a Santiago de Chile, in Sud America. 
Troviamo immediatamente un piccolo ostello non lontano dall’aeroporto dove riposare la prima notte e facciamo subito amicizia con il colombiano che ci accoglie.

<<Hola papi! Hola mami!>>, e così si presenta il giovane uomo mentre ci stringe la mano. Oltre a consigli e qualche lezione base di spagnolo, la mattina successiva ci propone anche una generosa colazione in pieno stile cileno.

Il giorno seguente ci spostiamo verso il cuore del paese, nella capitale Santiago, pervaso da bancarelle tinte da coloratissima e succosa frutta matura, invitante verdura e un’immensità di cereali e spezie. Un nuovo eden per i nostri palati. I venditori continuano a strillare in spagnolo come se vendessero il “coccobello” sulla riviera romagnola. Nonostante le recinzioni delle abitazioni siano altissime, la maggior parte delle persone sono solari, altruiste e premurose tanto è vero che tutti sono pronti ad aiutarci lungo la strada.

 

Il giorno dell’Immacolata Concezione, invece, ci rechiamo al santuario di Cerro San Cristobal che, dopo una lunga salita su un arido colle, raccoglie a monte migliaia di fedeli ogni anno. In cima ci gustiamo perfino una bevanda tipica cilena, el mote con huesillo, un liquido fresco e chiaro a base di un nettare dolce di pesche in zucchero, acqua e cannella, poi mescolato con grano cotto. Giungiamo anche all’importante Plaza de Armas e alla verde collina di Santa Lucia costernata da fresche fontane e giardini maestosi di fiori e piante. 

Sempre qui a Santiago conosciamo anche una brillante coppia, David e Romane, con cui passiamo una piacevole domenica insieme alla famiglia nella loro nuova casa in costruzione. È toccante poter condividere con queste splendide persone i nostri sogni presenti e futuri.

Scopriamo subito dopo il nostro atterraggio però che, sfortunatamente, la moto non arriverà fino all’anno nuovo, quindi dobbiamo trovare un modo per metterci l’anima in pace per un altro mese e mezzo. Ed ecco che arriva l’illuminazione. Così dopo 5 giorni a Santiago, tra insalata di avocado, mercatini di frutta fresca e gustose empanadas, ci troviamo a viaggiare in direzione ovest con le borse in spalla. Raggiungiamo la piccola calda Curacavì, a 50 km dalla capitale, dove è in atto una minuta fiera di paese con bancarelle di abiti e giocattoli finché un’anziana signora, alta, snella e dai capelli bianchi, richiama la nostra attenzione salutandoci con la mano da lontano. Eccoli, sono arrivati! Lei è Liz e lui è Diego, due ragazzi intorno alla settantina che dopo le prime presentazioni ci invitano a mettere le borse nel baule della macchina. Saliamo in auto e tra strade sterrate di sabbia ocra fine, ammiriamo le vedute mozzafiato delle colline di cactus cilene, attraversiamo un fiume con una vecchia sgangherata Clio e arriviamo intatti alla piccola comunità-villaggio della valle di Colliguay, un modesto territorio rurale disperso tra l’arida e rovente cordigliera costiera cilena dove iniziamo la nostra prima speciale esperienza di woofing.

Cominciamo quindi a lavorare come volontari in una proprietà agricola biologica poche ore al giorno in cambio di vitto e alloggio. Liz e Diego possiedono un terreno veramente immenso, di cui utilizzano solo una minuscola porzione che sono in grado di coltivare con diversi alberi da frutto, come albicocche e prugne, noci, mandorli ed un’infinità di erbe aromatiche. I rimanenti acri, in modo rispettoso nei confronti del nostro pianeta, lo hanno abilmente riforestato nel tempo con alberi autoctoni resistenti a questo tipo di clima arido e grazie a ciò ora qui trovano un divino riparo splendidi gufi, migliaia di uccelli, tantissime quaglie e coniglietti e qualche volpe selvatica. Nonostante l’età sembrano due giovanotti con una grande apertura mentale e ancora molto in gamba, tanto che a volte ci risulta veramente difficile stargli dietro lungo alcuni sentieri in montagna. Vivono qui già da 30 anni, nella loro casa di mattoni auto-costruita senza eccessivi comfort sfarzosi, inutili ed inquinanti, e bevono l’acqua direttamente dalla loro fonte naturale pura. Barattano i loro prodotti con la comunità che vive perlopiù dell’allevamento del bestiame, dell’agricoltura e dell’apicoltura, e conducono, in breve, una vita semplice e pacifica all’insegna dell’amicizia con la propria gente e del rispetto del pianeta. Un esempio per tutti di straordinaria cooperazione, di impegno e dedizione, di conseguente autosufficienza ed enorme amore verso il prossimo.

Alla mattina le nostre prime mansioni sono raccogliere i frutti maturi per poi fare più tardi tanti tipi di marmellata squisita. Ci dedichiamo anche a trapiantare le varie erbe aromatiche oppure ad irrigare le piante più bisognose a causa della siccità estiva. Ogni giorno Liz ci delizia con i suoi incredibili piatti preparati con prodotti freschi appena raccolti dall’orto. Nonostante si può pensare che la mentalità sia chiusa, questa comunità sembra molto aperta verso lo straniero, così alla fine ogni sera, ci portano a conoscere le famiglie di questa piccola comunità che, orgogliosi e felici, ci offrono sempre generosi assaggi dei loro prodotti, come la chicha, una bevanda casereccia alcolica ottenuta dalla bollitura e successiva fermentazione dell’uva.

Conosciamo poi Chicho, il fattore più allegro del villaggio, poi il nostro vicino Quanito, con cui barattiamo maggiormente frutta in cambio dei suoi squisiti pomodori e dei fagioli saporitissimi, ed incontriamo anche un gruppo di filatrici, rinomato anche al di fuori della valle con il nome di Las Hilanderas de Colliguay, che girano la lana per poi creare vestiti, berretti o ponchi tipici cileni. É uno spasso vederle filare mentre spettegolano in spagnolo le ultime notizie della vallata.

 

Alla domenica visitiamo le ricche miniere scoperte dai coloni spagnoli, fonti di vitale importanza qui 300 anni fa. La valle di Colliguay era allora un considerevole sito poiché collocato tra la capitale Santiago e Valparaíso, il principale porto per commerciare con le Americhe prima del Canale di Panama, i cui lavori iniziarono solo 200 anni dopo. Oltre ai siti archeologici, ci piace avventurarci nella natura di questa valle, dove la vegetazione delle specie arboree native è rimasta sufficientemente protetta dalla mano dell’uomo. Mentre camminiamo quindi, per raggiungere la vetta della cordigliera a 2300 metri, possiamo innamorarci ancora e ancora di questa bellezza. Mi siedo un attimo all’ombra di qualche pianta che cresce forte e rigogliosa vicino ad un ruscello per immergermi completamente nei suoni della natura. Numerosi uccelli volano sopra le nostre teste, come aquilotti e colibrì dal becco lunghissimo e colori sgargianti.

Durante le feste, invece, veniamo invitati a casa di Carolina e Miguel, due attori appassionati di arte teatrale che hanno deciso di costruire la loro casa con materiali tutti riciclati. Ed ora vivono con i loro figli in questa incantevole casa ricca di magica creatività con una vista impressionante sulla valle. Spendiamo una sera nel loro spazioso e accogliente salotto a forma di dodecaedro (credo!) pieno di luci soffuse e rilassanti e dal pavimento in parquet che ricorda a loro il teatro. Con sottofondo di lodevole musica classica proviamo nuovi cibi tipici come el cheviche, un antipasto a base di pesce crudo e succo di lime, cipolla rossa e coriandolo. Poi c’è el pan con pebre, pane caldo accompagnato dalla migliore salsina con aglio, cipolla, pomodoro, olio, aceto, coriandolo e peperoncino. Una bontà! E ancora proviamo il saporitissimo pastel de choclo, un pasticcio di mais gratinato in forno con carne di manzo, pollo, olive nere, uova e altre verdure.

 

Con il tempo, sicuramente, Liz e Diego diventano i nostri nuovi idoli che proteggono saggiamente la biodiversità della valle. Ci insegnano moltissimo ed imparo, tra le tante cose, ad amare anche gli animali più orribili ai miei occhi. Così anche il ragno più mastodontico e peloso che abbia mai visto, diventa in qualche modo mio rispettato amico (a distanza!). É emozionante, ancora come il primo giorno, passeggiare nel bosco e sentire gli uccelli gioiosi canticchiare, accarezzare la lavanda fresca e vedere di nuovo mille splendide farfalle volare, sentire quel profumo di fiori campestri dove ancora una volta danzano le api. Un pò come quando eravamo piccoli, non bisognerebbe mai smettere di stupirsi di fronte a questo incanto, che chiamiamo natura.

Ed ora che la nostra esperienza di volontariato è finita, non ci rimane che salutare i nostri nuovi cari amici e goderci l’ultimo tramonto su questa valle dal nostro nascondiglio preferito.

 

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